Mettete intorno a un tavolo imprenditori, artisti e critici d'arte, con un professore a fare gli onori di casa. Fateli ragionare su arte e imprese dopo uno spettacolo di Benigni e davanti a un'installazione di Alfredo Pirri. È quello che accade oggi sui colli di Bologna, presso la sede di Alma graduate school, la scuola post laurea dell'Università di Bologna. Insieme alla Cineteca di Bologna e a Oredaria Artecontem-poranea, Massimo Bergami, ordinario di organizzazione aziendale, riunisce, in concomitanza con l'inaugurazione di Artefiera, Franco Bernabè, Achille Bonito Oliva, Gianluca Farinelli, Silvia Evangelista e Alfredo Pirri. Data la location assolutamente non banale, non poteva essere altrimenti il tema dell'incontro. Si ragiona non più su come le imprese debbano venire in soccorso al nostro patrimonio artistico che da solo non riesce più a sostentarsi, ma cosa l'arte può fare per aiutare le imprese. La provocazione è forte: «Negli ultimi anni si è perso il senso del bello dice Bergami e questo ha implicazioni sull'estetica del prodotto, sull'innovazione, sull'impresa tutta. Oggi si respira managerialismo, un orientamento a tecniche manageriali che fanno perdere il senso del ruolo della persona». Arte come risorsa da mettere a disposizione delle imprese, per «riportare tensione estetica sui prodotti e riflettere sull'anima delle imprese», sostiene Bergami. Un approccio culturale che mette in discussione anche la responsabilità sociale dell'impresa. «Sarebbe utile non immaginare l'arte come un'attività residuale e sostanzialmente inutile, che deve essere assistita, ma pensarla come potenzialità, in termini di creatività, che aiuti a migliorare le imprese». La formazione, pur ribadendo che la finalità di un'impresa è quella di fare profitto, non deve avere solo contenuti tecnici, visto che «rimettendo al centro la persona, anche i profitti ne trarrebbero giovamento». La riflessione di Bologna parte da quest'esigenza. In fondo basta prendere spunto da Adriano Olivetti, «un artista dell'organizzazione», secondo Bergami, la cui scuola ha dato origine a una classe dirigente importante. Non è un caso quindi che a dare inizio a questa riflessione sia una scuola di management come Alma. Già alcune imprese sentono l'esigenza di occuparsi dei propri dipendenti in modo da rendere compatibile la professione con il lato individuale, recuperando un ruolo umano seppur non in modo filantropico. Nemmeno all'estero ci sono approcci consolidati di questo tipo. Forse la sfida è proprio questa.