PERUGIA - Quindici anni fa Vittorio Emiliani denunciava lo stato dei benimali culturali. Il suo libro recava un titolo apocalittico: Se crollano le torri. La situazione ora è cambiata. Stiamo peggio. In teoria una torre, per definizione e assetto architettonico, dovrebbe rischiare molto di più di una possente cinta muraria. Il caso di Amelia è lì a smentire tutti. L'allarme sibila anche da Castiglione del Lago. La Rocca è a rischio per problemi di dissesto idrogeologico. Il comune è già intervenuto con fondi propri e lancia appelli alle istituzioni. Si balla al ritmo delle risorse disponibili, volta per volta. I rimedi sono lenti. Il degrado è rock. Due casi che hanno rotto il silenzio sullo stato della tutela in Umbria, ma tranquillamente replicabile in ogni angolo del Paese. Il fatto è che nessuno può vantare un'idea d'insieme sul rischio della nostra diffusa eredità culturale. «Manca il monitoraggio. I nostri tecnici non hanno più i mezzi per l'attività ispettiva. La catalogogazione è paralizzata». Un grido, quello di Katia Canti, funzionaria della Soprintendenza per i beni architettonici e un serio atto d'accusa. Il concetto, espresso in termini brutali, approda ad un'unica conclusione: l'esercizio della tutela ha le gomme a terra. «Sì, perché a prevalere sono ormai i grandi eventi - continua la Canti - le mostre che attirano sciami di visitatori, robusti sponsor e danno visibilità. Una contraddizione lacerante quando non sei più in grado di verificare lo stato di salute dei nostri beni». Torri di guardia a custodia di pievi, rocche e mura di cinta cercansi disperatamente.
Beni culturali senza monitoraggio, rischi a go go
In Umbria, due casi di degrado dei beni culturali hanno sollevato allarme. A Castiglione del Lago, la Rocca è a rischio di dissesto idrogeologico, mentre a Amelia, una torre è in pericolo di crollo. Il problema è che la tutela dei beni culturali è in crisi, con mancanza di monitoraggio e risorse insufficienti. I tecnici non hanno più i mezzi per l'attività ispettiva e la catalogazione è paralizzata. Una funzionaria della Soprintendenza per i beni architettonici ha espresso un grido d'allarme, affermando che l'esercizio della tutela ha le gomme a terra. I beni culturali sono in pericolo e bisogna agire per salvare la nostra eredità culturale.
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