L'AGENDA fiorentina di Menta è fittissima. Un omaggio a Mozart il giorno esatto del suo 250 compleanno, il 27 gennaio al Comunale (ore 20.30, ci saranno le telecamere della Rai a riprenderlo; replica il 28): in programma il concerto per pianoforte e orchestra K. 466 (solista Leif Ove Andsnes, al suo debutto al Comunale ma dal 2000 regolare ospite degli Amici della Musica) e la Messa in do minore K.427, incompiuta proprio come la Turandot in scena in questi giorni. «Della Messa esistono diverse edizioni completate da altri compositori, ma non mi convincono - spiega Mehta - quindi rimango fedele a Mozart, alla sua Messa che si conclude con il Benedictus». Poi, una sorpresa: un concerto straordinario e gratuito che il maestro indiano regala alla città il 1 febbraio, al Comunale; popolarissimo il programma, che include la Quinta sinfonia di Ciaikoski e la Quinta di Beethoven (gli abbonati avranno diritto di prelazione ritirando ai concerti del 27 e del 28 gennaio gli inviti; il resto del pubblico potrà ritirarli, fino ad esaurimento, alla biglietteria del Comunale il 31 gennaio dalle 10 alle 16.30). Sarà la prova generale del tour che porterà Mehta e l'Orchestra del Maggio in Spagna, a Salamanca, Saragozza e Oviedo. Poi, la cena-fund raising organizzata dall'imprenditore Mario Razzanelli domenica sera al Grand Hotel dove Mehta promette di «mettere in imbarazzo» il ministro Buttiglione. anche lui tra gli ospiti, peritagli al Fus. Infine, la maratona Maggio. «Sono depresso e felice» dice Zubin Mehta. «Il Comunale, dal punto di vista artistico, gode di ottima salute. La Turandot è un miracolo, se si pensa al deficit del Comunale - dice Mehta - non c'è un sovrintendente, andiamo col pilota automatico eppure tutto funziona. Ogni sezione del teatro fa il suo dovere, si è impegnata perché lo spettacolo andasse in porto con successo. C'è un entusiasmo, una voglia di fare che sorprendono me per primo». Gli elogi del maestro vanno soprattutto all'orchestra: «Traunarecita e l'altra di Turandot, i professori fiorentini stanno provando Mozart. Ed è incredibile come cambino registro con facilità, come passino con disinvoltura dal Novecento al Settecento. Solo un'orchestra di livello mondiale ècapace di questo. Però...». Però? «Mi dispiace che dalla prossima edizione del Maggio sia stata cancellata la Salome inaugurale. Daniele Gatti, che l'avrebbe dovuta dirigere, si limiterà a tenere due concerti, ed eseguiràla Nona di Mahler. Bellissima, anche se avrei preferito l'opera di Strauss, soprattutto perché avrei voluto sentire come l'orchestra del Maggio l'esegue oggi. Sicuramente in modo glorioso. Questa è un'orchestra, non dimentichiamolo, che è in perenne evoluzione. La prova sarà il Rhein-goldche, l'anno prossimo, darà il via al progetto Tetralogia wagneriana con la regia della Fura dels Baus». I rapporti con il commissario straordinario Nastasi? «Ha la mia piena fiducia. Quando tornerà a Roma, al ministero, sarà la nostra quinta colonna - dice Mehta sorridendo - tutte le volte che ci sarà un problema, alzerò il telefono e lo chiamerò. Sono convinto che questa esperienza a stretto contatto con la vita di un teatro gli servirà molto. Esarà utile a tutta l'Italia. Io a Firenze mi trovo benissimo. Con la direzione artistica lavoriamo come se fossimo fratelli. Qui c'è la situazione ideale per me. Il problema è come il governo italiano tratta la musica. La crisi è diffusaun po' ovunque in Europa, ma in Italia è davvero spaventosa: all'Opera di Monaco ogni anno portiamo in scena un totale di 300 recite con 50 milioni di euro di sovvenzioni ministeriali. Il contributo dei privati è minimo, perché non è vitale, fondamentale come qui in Italia. Mentre ai Filarmonici di Vienna vige una regola ferrea: tutti i direttori ospiti della stagione non prendono più di 5 mila euro a concerto. In Italia, dove i lavoratori di un teatro storico e importante come il Comunale, hanno accettato di diminuire la parte variabile del loro stipendio, è dunque anche giusto che i cachet degli artisti non superino un certo tetto. I sovrintendenti, però, devono essere rigorosi nel controllare questo». Nastasi conferma: la situazione italiana è la peggiore in Europa, «qui il costo delle produzioni è piti alto rispetto ai ricavi, il costo delle scritture è più alto del 20 per cento ed è scattato un meccanismo perverso per cui più recite fai più spendi. Per questo anche per opere da esaurito sicuro, come la Turandot in corso, ci fermiamo ad un numero limitato di repliche. Perché lo sbigliettamento non serve a coprire le spese». Nessun ulteriore taglio sulla programmazione del 2006 «ma vorrei ricordare è anche grazie a quei tagli che mi accingo a presentare un bilancio in pareggio. Il 2007 sarà migliore, diciamo che il tunnel sarà meno stretto. Il sovrintendente che verrà comunque non avrà grandi margini di manovra. Ma mi auguro anche che il legislatore faccia meglio il suo lavoro».