II solitario si fa coraggio, e si espone: Elio Waschimps, tra gli artisti più schivi del panorama napoletano, è l'autore dei dipinti in mostra (oggi alle 17 l'inaugurazione) a Castel dell'Ovo per il ciclo (siamo alla seconda fase) patrocinato dall'assessorato comunale alla Cultura e dedicato alle più significative personalità del Novecento artistico napoletano. L'esposizione è curata da Vitaliano Corbi e organizzata dalla Pa-paro edizioni, che ha pubblicato anche il catalogo con saggi di numerosi studiosi e testimonianze di scrittori (Compagnone, Prisco, Sinisgalli tra gli altri). In mostra trenta dipinti ad olio di grande formato, un percorso pittorico di spessore, dagli inzi «vangoghiani» al ciclo dei «Giardini», a quello dei «Giochi». Uscire dall'ombra, "mettersi in mostra" per dire cosa? Waschimps, una lunga carriera espositiva alle spalle e numerosi riconoscimenti di critica e pubblico, ha le idee chiare per questa antologica: «Per me si tratta di una sorta di bilancio. Ho voluto tirare le somme della mia attività pittorica da un punto di vista critico, finalmente vedo al muro le mie opere... Di solito un artista vede i suoi quadri nello studio, qui a Castel dell'Ovo invece ne vedo tanti, una sorta di selezione della mia creatività, uno accanto all'altro... Quasiquasi mi sembrano nuovi. Mai fatta una mostra così ampia, completa, per me questa è una riflessione continua». L'avvenimento di stasera va nel solco di una riconsiderazione del lavoro degli artisti napoletani nel quadro attuale di una grande attenzione istituzionale verso le correnti artistiche contemporanee intemazionali: una situazione spesso fonte di polemiche e malumori, tra artisti che si sentono trascurati, negletti, rispetto a colleghi stranieri. È polemica recente, è un fuoco che quando non divampa comunque cova sotto la cenere. Al riguardo, Waschimps veste i panni del pompiere: «La situazione esiste, le polemiche nell'arte ci sono sempre state, sono un po' il sale della nostra vita. Però devo anche dire che il momento attuale dell'arte a Napoli è anche la prova dell'attenzione istituzionale finalizzata ad una valorizzazione delle forze culturali della città. Io, nonostante il cognome, sono napoletano, napoletanissimo. In questo senso sia la mia mostra che quella di altri artisti sono un riconoscimento, un faro di visibilità sulle forze creative cittadine». Che si stia sanando una ferita che ancora produce sangue (nel senso della polemica, naturalmente)? Le parole di Waschimps (la sua esposizione segue quella di Cannine Di Ruggiero e altri segnali per così dire distensivi) indulgono a sperare in un futuro meno problematico per la visibilità degli artisti napoletani: «Un'idea - afferma l'artista - potrebbe essere quella di istituire un museo per il Novecento napoletano in cui esporre, raccogliere e dar conto della vivacità artistica che ha attraversato e caratterizzato nelle arti figurative, plastiche e nelle altre discipline artistiche, la nostra città nel secolo scorso. Dove? Al Pan, per esempio, o anche altrove, ma una testimonianza di quel periodo, di quell'arte sarebbe più che opportuna e giusta e darebbe un quadro più completo di quanto si è prodotto a Napoli». Tornando alla mostra che si inaugura oggi, a Castel dell'Ovo si potranno ammirare i lavori che contrassegnano l'evoluzione del pittore, dalle prove giovanili alle opere della maturità nel segno di una costante appartenenza all'espressionismo: «Sono un espressionista, lo sono da sempre, legato all'esistenzialismo, questo è un movimento che è sempre esistitito: lo sono stati Brueghel nel '500, Goya agli inizi dell'800, Kokoscha nel 900, Francis Bacon fino ai nostri giorni. Anche Kiefer è un espressionista, lui sull'onda del successo».