Mentre il governo taglia i fondi statali l'Unione industriali va in soccorso del San Carlo. Ma di soldi, al momento, non se ne parla. Anche se la situazione economica delle casse della Fondazione sembra al limite: «Abbiamo forse sei mesi di vita, si rischia il fallimento», denuncia il sovrintendente Lanza Tornasi che davanti agli imprenditori, ai sindacalisti e alla stampa convocata per annunciare l'accordo, snocciola cifre preoccupanti: un 2006 che inizia con 6 milioni e 900 mila euro in meno dei necessari 35 milioni e un disavanzo degli anni precedenti (2000-2004) che supera i 12 milioni. Di fronte a questi dati, quella annunciata ieri nella sede dell'associazione in piazza dei Martiri è solo l'inizio di una collaborazione degli industriali con il teatro che entra di diritto nel salotto buono dell'imprenditoria napoletana. «Quattrocento dipendenti sono una realtà da tenere in considerazione», nota il vicepresidente al marketing per lo sviluppo associativo Vito Grassi, curatore dell'iniziativa che con il San Carlo apre un nuovo capitolo all'interno dell'Unione. L'ingresso del teatro, infatti, è solo il primo tassello di un progetto che tende a fare della cultura e del turismo ad essa collegata un'impresa economica e produttiva. «Se non si fa funzionare il San Carlo che è la nostra massima istituzione culturale - ha detto il presidente dell'Unione, Giovanni Lettieri - il territorio rischia di diventare ancora meno competitivo di oggi. E il tenore di vita di una città non si misura solo in costi, ma su quel che offre, dai teatri ai parcheggi». «Per noi, è un onore e un onere tentare di risolvere la situazione di questo teatro conosciuto in tutto il mondo», ha aggiunto il presidente ricordando come la richiesta di far fronte alle esigenze del San Carlo è arrivata dalla base perché molti industriali napoletani hanno suggerito un intervento. Lettieri fa qualche nome: da D'Amato a De Feo, Maione, Zigon. «Non vorrei però dimenticare qualcuno», aggiunge il presidente che annuncia un tavolo allargato anche alla Camera di commercio per tentare di costituire una cordata di privati disposti a sostenere le attività del Lirico. «Dovremo comunque adattarci alla situazione napoletana - dice Lettieri - che purtroppo non è quella di Milano dove bastano pochi big della finanza o di banche che si autotassano per dare fiato alle casse del teatro. Di fronte a un disavanzo come quello del San Carlo occorrono ben altri interventi istituzionali». E alle istituzioni fa riferimento lo stesso Lanza Tornasi ricordando come, ad esempio, a Venezia il sindaco Cacciari abbia messo mano alle tasche del comune per aiutare il teatro: «Oggi -dice - l'intervento di stabilizzazione può essere fatto solo dall'ente pubblico. Ed è al sindaco e al cda che spetta dare l'indirizzo politico sulle scelte da affrontare per risanare il bilancio. Io, personalmente, sarei cauto a diminuire le attività visto che ci portano nelle casse circa 6 milioni e seicentomila euro all'anno». Da qui l'ennesima richiesta dei sindacati (all'incontro ci sono Barba, Mazza, Cascone e La Penna di Cgil, Cisl e Uil) di varare un piano di risanamento aziendale ma anche di ripensare al futuro del San Carlo e a un'«industria della cultura» per uscire da un momento di difficoltà e aiutare i lavoratori. Prima che si arrivi a fallimenti e commissari.
San Carlo sei mesi per evitare il crac
L'Unione industriali ha annunciato un accordo con il teatro San Carlo di Napoli per aiutarlo a risolvere la sua situazione economica. La Fondazione del teatro ha un disavanzo di 12 milioni di euro e un deficit di 6 milioni e 900 mila euro. Il sovrintendente Lanza Tornasi ha detto che il teatro ha bisogno di 35 milioni di euro per sopravvivere. L'Unione industriali ha offerto di aiutare il teatro con 400 dipendenti. Il presidente dell'Unione, Giovanni Lettieri, ha detto che il teatro è una "massima istituzione culturale" e che il territorio rischia di diventare meno competitivo se non si fa funzionare.
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