Al via in marzo le indagini archeologiche sul monte Rocca: costeranno 50mila euro. Si ritorna a scavare sul colle Caldiero. Riprenderanno la prima settimana di marzo gli scavi archeologici sul monte Rocca. Verranno condotti dalla società archeologica Sap di Mantova, sotto la direzione scientifica di Luciano Salzani, responsabile del nucleo operativo di Verona della Soprintendenza archeologica del Veneto. Si tratta della prima tranche di lavori che dureranno un mese e che proseguiranno poi per un periodo complessivo previsto di circa tre mesi, salvo ritrovamenti di eccezionale interesse. Gli ultimi scavi si erano interrotti nel 1999. Il progetto di completamento degli scavi, presentato da Salzani, prevede un investimento complessivo di 50 mila euro. Al momento l'amministrazione comunale ha messo a disposizione in bilancio 20 mila euro, mentre la direzione cultura della Regione ha concesso un contributo di 15 mila euro. Nelle prime quattro settimane, quattro operatori specializzati della Sap lavoreranno con alcuni funzionari della Soprintendenza. Va ricordato che i primi interventi archeologici risalgono al 1990. Queste indagini permisero il recupero di alcuni frammenti ceramici in superficie. A partire dal '92 sono state condotte quattro campagne di scavo successive (nel '93, '95 e nel '99). E' stata indagata la sommità della collina e sono stati fatti dei piccoli sondaggi lungo le pendici. La parte più consistente dei ritrovamenti fin qui effettuati è riferibile alla media e recente Età del bronzo - tra il XVI e il XIII secolo a.C. - ed è costituita da livelli sovrapposti. Sono stati trovati focolari, l'allineamento di pietre e buche di palo che lasciano presumere l'esistenza di strutture abitative, nonché materiali ceramici molto abbondanti. E' inoltre ben documentata la lavorazione del corno, dell'osso e della selce. Lungo le pendici del colle è stata individuata una fase successiva dell'insediamento protostorico riferibile all'Età del bronzo finale (X secolo a.C.). Infine, alcuni materiali rinvenuti in una buca di scarico, sono da far risalire ai Veneti antichi dell'età del ferro (VI - V secolo a.C.). Ma l'estensione limitata del sondaggio non ha permesso finora di definire se quest'ultima fase sia riferibile a un contesto abitativo o ad un altro tipo di insediamento. Infatti, la presenza di terme d'acqua calda, potrebbe anche avvalorare l'ipotesi di un contesto votivo. «Le ricerche non sono mai state concluse, per cui questa ipotesi dovrà essere verificata dai nuovi scavi. Rimangono inoltre da indagare pure gli scavi più profondi dell'abitato», spiega Salzani. «Le ricerche condotte finora permettono tuttavia già di stabilire che la Rocca è di importanza particolare, perché probabilmente aveva una funzione strategica di dominio su una via preistorica che correva ai piedi delle ultime colline della Lessinia. In tal senso il sito archeologico del monte Rocca, conserva una delle più complete sequenze stratigrafiche finora scoperte nell'area collinare e dei Monti Lessini». Nell'ultima indagine di sei anni fa sono state parzialmente scavate strutture murarie in buono stato di conservazione che serviranno a conoscere meglio i villaggi d'altura. Il nuovo intervento andrà a documentare le varie fasi di questo sito archeologico, chiarendo la successione cronologica degli abitanti. Il progetto di scavo della Soprintendenza prevede la conclusione delle indagini condotte, approfondendo gli strati basali dell'area finora indagata e facendo alcuni ampliamenti laterali in modo da completare l'analisi di alcune strutture preistoriche. «E' nostra intenzione valorizzare quest'area», spiega il vicesindaco con delega a servizi sociali e istruzione Anna Maria Zardini. «Terminati gli scavi, abbiamo in cuore di farla diventare un museo dove conservare ed esporre i reperti rinvenuti e anche in un campus didattico per studenti».