È una corsa contro il tempo quella ingaggiata in queste ore dalle associazioni casertane contro l'interramento di viale Douhet. Reduci da un incontro serrato tenuto ieri mattina con il commissario prefettizio Maria Elena Stasi, che ha soddisfatto solo in parte le perplessità mostrate sull'opportunità dell'opera, i presidenti di Italia Nostra, Lipu, Legambiente e Wwf si preparano a intraprendere nuove strade che non escludono quella legale. L'unica, probabilmente, in grado di bloccare un intervento che giudicano «pericoloso per la staticità della Reggia e per le condotte interrate dell'acquedotto carolino». A condizione che agiscano in fretta considerato che il tempo a disposizione è ormai agli sgoccioli. Il cantiere, infatti, sarà ufficialmente aperto tra poco più di una settimana e lo stesso commissario prefettizio ha fatto sapere che non si torna indietro. La gara è stata appaltata, i rilievi e le indagini architettoniche hanno esaurito il loro compito mentre la ditta è al lavoro per predisporre il piano di intervento. Costi quel che costi. E non solo in termini di spesa (l'opera è finanziata per l'85 per cento con fondi europei) quanto sul piano dell'impatto estetico-ambientale e archeologico che questa infrastruttura avrà sul territorio e sul vicino Palazzo Reale. «Non ci sembra che questi aspetti siano stati opportunamente valutati - dice il presidente di Italia Nostra, Maria Rosaria Iacono - basti pensare che nel progetto esecutivo dell'opera non figura la presenza delle condotte dell'acquedotto carolino così come invece documentato da una pianta storica del 1937 custodita nell'ufficio del Demanio di Caserta. A tutto ciò si aggiunga la necessità di un parere definitivo della Sovrintendenza per i beni archeologici in merito alla presenza di queste condotte idriche». Elementi, a quanto pare, non sufficienti a bloccare lo stato dell'arte perché, come sottolineato dalla stessa Stasi, «l'iter amministrativo deve andare avanti». Rassicurazioni però sono giunte sul fronte dei controlli, il commissario ha infatti garantito che i lavori non saranno avviati fino a quando la ditta non avrà provveduto ad effettuare tutti i sondaggi necessari a «fotografare» il mondo che si cela sotto le ramificate fondamenta della Reggia vanvitelliana. «Faremo i dovuti controlli per verificare la reale esistenza di queste condotte» - gli fa eco il sub commissario Paolino Maddaloni, precisando che «non esistono pericoli per il Palazzo Reale» e che «lo scavo sarà costantemente monitorato da una squadra tecnica della facoltà di Ingegneria della Sun». Una promessa che esaudisce solo parzialmente le richieste avanzate dalle associazioni che propongono di adottare strumenti meno impattivi di un sottopassaggio per pedonalizzare piazza Carlo III: «Apprezziamo la disponibilità mostrata dai commissari nei nostri confronti - spiega la dottoressa Iacono - anche perché da quando abbiamo intrapreso questa battaglia (era il 2003) non siamo mai riusciti ad ottenere un confronto decisivo sulla spinosa questione con l'amministrazione comunale, tuttavia le garanzie fornite non fugano i dubbi su un intervento a nostro avviso deleterio per la città e il suo territorio». Dichiarazioni al vetriolo che sembrano rafforzare l'ipotesi di impugnare il progetto esecutivo. Un'ipotesi che la dottoressa Iacono non conferma, né smentisce: «È necessaria una seria e attenta riflessione sul caso. Nelle prossime ore valutaremo la questione in tutti i suoi aspetti e, sulla scorta dei sondaggi effettuati, decideremo il da farsi».