AREZZO C'è un tesoro in quella casa dove Giorgio Vasari non nacque ne] 1511. L'acquisto invece una trentina d'anni più tardi «perché è una zona d'orti con aria buona», dopo aver avuto i natali in via Mazzini laddove ancora résiste un stemma che raffigura un vaso. Ma il tesoro del grande aretino è nella casa-museo di via dell'Orto, affrescata durante i viaggi tra Firenze e Roma, tra un contratto con i Medici e uno con . E' un tesoro di carte e di ricordi, un archivio che custodisce lettere autografe di Michelangelo e Cosimo I, corrispondenze con Annibal Caro e papa Pio V. Di Michelangelo c'è anche un celebre sonetto, «giunto è già il corso..,», a Vasari dedicato dall'amico Buonarroti. Mancano i progetti, i disegni finiti chissà dove, ma la polpa c'è tutta. Ed è una polpa contesa, un'eredità pesante strattonata qua e là nelle aule di giustizia. L'archivio vasariano fu concesso al Comune in deposito perpetuo nel 1921, dal conte Rasponi Spinelli. Ma ottant'anni dopo Giovanni Festari, erede universale della vedova del conte, dice che no, che il Comune è stato inadempiente rispetto agli obblighi di custodia e di valorizzazione di quell'archivio che Alessandro del Vita, direttore dei musei comunali, aveva catalogato con amore e infinita pazienza negli anni Quarante. Sostiene, Festari, che carte importanti sono andate perse e chiede alla giustizia che gli sia restituito quel tesoro, insieme al risarcimento del danno derivato dalla precaria conservazione delle carte. Dice ancora che l'istituto del deposito perpetuo c una contraddizione in termini perché il deposito presuppone la conservazione c la restituzione. Davanti al tribunale il Comune di Arezzo, rappresentato dall'avvocato Roberta Ricciarini, si difese argomentando che comunque si trattava di un istituto tulelato dalla legge e consentito dall'autonomia privatistica. Oppose anche che non sussisteva alcun inadempimento nella conservazione delle carte, viceversa ben mantenute come ha affermato pure la sovrintendenza aretina custode dell'archivio. E le carte perdute? Colpa dei bombardamenti del '44, sostenne il Comune. Il tribunale sposo in pieno queste tesi ma Festari fece ricorso in appello c l'appello ribaltô la sentenza, stabilendo che l'eventuale risarcimento del danno dovesse essere oggetto di separata causa. Stavolta a fare ricorso fu il Comune andato in Cassazione per un giudizio che nel merito non è ancora arrivato. La Cassazione ha invece respinto ieri un'eccezione del Comune stesso che avanzava la tesi di un difetto di giurisdizione, proclamando invece la competenza della giustizia ordinaria. Si entrerà ora nel merito, con una domanda: se Festari la spunta, tornerà alla sua famiglia il tesoro del Vasari? Pare proprio di no. La soprintendenza ha messo un vincolo sull'archivio e il vincolo dice che le carte vasariane non possono essere spostate dalla casa del Vasari, cioè dal luogo dove sono ora depositate in quanto lì il grande aretino studio, scrisse, lavorò. Fid è un vincolo definitivo perché il Tar della Toscana ha già respinto il ricorso di Festari stabilendo la legittimità del provvedimento. E' insomma un labirinto giurisprudenziale che rischia di fare perdere d vista l'impossibilità ormai décennale a consultare l'archivio, a meno di una «full immersion» burocratica alla ricerca dei permessi necessari. Mancano i soldi, dice il Comune che ha comunque l'obiettivo di riaprirlo. Tanto più che nel 2011 sarà mezzo millennio che Vasari nacque in via Mazzini. E le celebrazioni saranno imponenti.
Arezzo rischia di perdere i tesori del genio Vasari - La Cassazione respinge il ricorso del Comune
Il tesoro di Giorgio Vasari, un grande artista e storico italiano, è conservato nella casa-museo di via dell'Orto a Arezzo. L'archivio contiene lettere autografe di Michelangelo e Cosimo I, corrispondenze con Annibal Caro e papa Pio V, e un sonetto di Michelangelo dedicato a Vasari. Tuttavia, l'archivio è stato oggetto di controversie per anni, con l'ereditario Giovanni Festari che sostiene che il Comune di Arezzo non ha rispettato gli obblighi di custodia e valorizzazione dell'archivio. Il Comune ha difeso le proprie azioni, affermando che non c'è stato inadempimento nella conservazione delle carte.
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