La riforma del ministero, la legge sul cinema e nuovo codice hanno fatto saltare i paletti che impedivano «la libera espressione dell'arte» Continuiamo con la pubblicazione delle sintesi dei documenti per la Conferenza programmatica di An in programma a Roma dal 3 al 5 febbraio, elaborati dai responsabili delle specifiche Commissioni tematiche. Oggi è la volta della relazione elaborata dalla Commissione "Cultura", presieduta dal sottosegretario peri Beni e le attività culturali, Nicola Bono. Riforma del ministero, il nuovo Codice dei Beni culturali, la legge sul cinema: sono questi, a detta di Bono, i principali meriti, nei cinque anni di governo della Casa delle libertà, nel campo dei Beni culturali, che hanno permesso di «far saltare quei paletti che, nel vincolare la libera espressione dell'arte e della cultura in Italia, erano i principali bastioni a difesa della conservazione e dei privilegi legati all'apparato di potere consolidatosi negli anni attorno alle sinistre». Ma nei prossimi anni, sostiene il sottosegretario, sarà decisivo continuare l'enorme sforzo riformatore compiuto, anche in considerazione della valenza strategica del lavoro che ancora resta da fare: la riforma degli spettacoli dal vivo, il turismo culturale, il recupero della memoria storica, la riforma della, legge a sostegno dell'editoria e la riforma del fondo unico per lo spettacolo. Obiettivi raggiunti. Con l'azione riformatrice portata con successo avanti in questi anni dalla maggioranza di centrodestra, la commissione ritiene che sì sia dimostrato ampiamente come sia del tutto immeritato il presunto primato culturale della sinistra, che nulla ha mai fatto di concreto, moderno e innovativo per un settore che è stato unicamente occupato e gestito a fini di potere e di allegra distribuzione delle risorse pubbliche a un nutrito gruppo di amici e interessati sostenitori. A conferma di ciò, Bono invita a guardare la reale situazione ereditata nel 2001: l'ultima legge sul cinema era datata 1965, quella sulla musica risaliva al 1967, e così per la totalità dei settori in cui si articola la competenza del Ministero, mentre addirittura la prosa non era mai stata disciplinata con un apposito intervento legislativo. E così la riforma del centrodestra si è articolata sostanzialmente in tre punti fondamentali: la riorganizzazione del ministero, un nuovo codice dei Beni Culturali, nuovi strumenti per finanziare la cultura. Considerando il precedente assetto del ministero inutilmente verticistico e pachidermico, incapace cioè di dare nei tempi e nella sostanza, le risposte che una struttura ministeriale ha il dovere di fornire, il governo Berlusconi ha soppresso la figura del segretario generale e, in sua vece, istituito quattro dipartimenti: Ricerca e innovazione; Antichità, Belle arti e Paesaggio; Archivi e biblioteche; Spettacolo e sport. Questo ha permesso, a detta della commissione di An, una razionalizzazione di tutte le Direzioni generali, oltre alla virtuosa istituzione di nuove, dando una reale capacità di governo alla nuova moderna struttura organizzativa. È stata anche rafforzata la struttura centrale, senza omettere però di dare contenuto e funzioni concrete e incisive alle Direzioni regionali, in precedenza quasi totalmente prive di poteri, che oggi, invece, non sono soltanto fondamentali strumenti di coordinamento per gli uffici periferici, attraverso cui il ministero esercita le sue funzioni sul territorio nazionale, ma sono anche il necessario soggetto di raccordo con le regioni, nel nuovo e ormai definitivo assetto federalista, che si articola su una virtuosa sinergia di ruoli tra i due livelli istituzionali, nazionale e regionale, specie nel delicato e strategico settore della valorizzazione del patrimonio culturale. Una delle priorità del ministero è stata senz'altro quella di mettere mano a un nuovo codice dei beni culturali, visto che l'ultimo risaliva alle leggi del 1939 sulle cose d'arte e sulle bellezze naturali. Con il codice dei beni culturali è stata realizzata una risistemazione aggiornata del corpus normativo sui beni culturali. In primis la previsione di nuovi modelli di gestione e di valorizzazione capaci di coniugare al meglio le esigenze prioritarie della tutela, con una visione moderna del bene culturale, inteso anche come risorsa. Sono, infatti, state inserite fondamentali novità in ordine alla possibilità di affidamento della gestione dei musei, delle aree archeologiche e paesaggistiche, anche a soggetti privati che, fermo restando i vincoli di tutela, possono, grazie a questa novità legislativa, finalmente liberare tutte le indiscutibili potenzialità in termini di ricadute economiche, occupazionali e sociali di un corretto utilizzo del patrimonio culturale nazionale. «Una vera rivoluzione dice Bono rispetto alle timide aperture del passato, relative essenzialmente all'attuazione della deludente legge Ronchey». Dal lato dei beni paesaggistici, è stata operata poi un'ulteriore rivoluzione copernicana nella direzione del superamento della empasse amministrativa dovuta al continuo conflitto con le istanze regionali e locali di pianificazione del territorio. Sul fronte dei finanziamenti alla cultura, al di là delle difficoltà contingenti, il governo è riuscito a individuare in alcuni virtuosi meccanismi, le possibilità di un maggiore coinvolgimento di soggetti privati nell'azione di sostegno agli investimenti culturali, per la quale lo Stato incontrava crescenti difficoltà a fare fronte. In questa direzione, mette in rilievo la commissione, vanno le norme che hanno determinato una estensione dell'utilizzo dei fondi derivanti dal gioco del Lotto, a tutte le attività facenti capo al ministero peri Beni e le Attività culturali, grazie alla quale è stato possibile attutire la riduzione delle risorse stanziate per lo spettacolo. A soggetti privati è stato così possibile concedere la gestione di musei, aree archeologiche e paesaggistiche. Sempre in questo senso, va l'incoraggiamento del ricorso alle Fondazioni quali strumenti di gestione nel campo delle attività culturali, e l'istituzione di uno strumento di supporto cui fossero convogliati significativi fondi pubblici aggiuntivi, rispetto a quelli in dotazione al ministero: l'Arcus. La società Arte, cultura e spettacolo, è stata infatti costituita proprio con l'intento di trovare nuove forme di finanziamento per il mondo della cultura. E ad essa, nel corso del 2005, è stato assegnato il 5 dei fondi stanziati dalla legge obiettivo per le grandi infrastrutture fìsiche al fine di intervenire in azioni di tutela, gestione e valorizzazione dei beni culturali e dello spettacolo. Infine, grazie alla riforma della legge sul cinema, per la prima volta in Italia è stato introdotto il "reference System", un sistema attraverso il quale si valutano i progetti e si premia chi effettivamente ha dimostrato con la sua attività di meritare fiducia e, quindi, di utilizzare correttamente i contributi statali. È inoltre stata data legittimità al "product placement", la possibilità cioè di comunicazione pubblicitaria all'interno del contesto fìlmico, per creare nuove opportunità di finanziamento. Mentre importanti realizzazioni sono rappresentate dal rinnovamento di Cinecittà Holding, dal rilancio dell'Istituto Luce, e dalla lotta alla pirateria. Obiettivi futuri. Nella sua relazione finale, Bono ammette che ci sono stati anche dei rammarichi in questi cinque anni di governo per alcuni obiettivi che non si è riusciti a raggiungere. Come la "taxshelter", un sistema di protezione fiscale che consente all'impresa di investire nel progetto utili detassati. Soprattutto nei settori della cinematografìa e dello spettacolo dal vivo, questo strumento sarebbe un altro utile mezzo per il coinvolgimento dei privati nell'ambito del sostegno alla cultura nazionale. A detta della commissione la tax shelter rappresenta una delle forme più idonee, come dimostra l'esperienza dei Paesi in cui sono state adottate, per sostenere queste fondamentali attività culturali. In un'altra grande innovazione del governo di centrodestra, la riforma dello Spettacolo dal vivo, si sarebbe potuto dotare il nostro Paese, per la prima volta, di una legge sul teatro. E la musica avrebbe avuto una vera e propria rivoluzione copernicana, perché finalmente sarebbero state riconosciute e sostenute espressioni musicali di alto valore culturale, come la musica popolare, quella folcloristica e il jazz. «Purtroppo è il commento di Bono pur avendo incardinato il disegno di legge in commissione Cultura della Camera da lungo tempo, non ci sono state le condizioni per approvare il provvedimento. E quindi la commissione dì An ritiene che nella prossima legislatura «tale virtuoso percorso riformatore dovrà essere certamente completato con una rivisitazione normativa della disciplina riguardante le Fondazioni liriche, la cui legge istitutiva necessita di alcune fondamentali correzioni di rotta». Turismo culturale. La strategia dei Piani di gestione, di cui ad oggi si sono dotati tutti i siti italiani iscritti nella lista del Patrimonio dell'umanità dell'Unesco, dovrà essere, secondo la commissione, il modello per un rilancio complessivo del sistema turistico, in particolare per quanto riguarda lo specifico settore del Turismo Culturale. Tale strategia dovrà essere accompagnata da una rivisitazione legislativa dei Sistemi turistici locali, l'importanza dei quali non è ancora stata colta dalle regioni. Tale strategia dovrà, in particolare, costituire l'elemento centrale di azione del Comitato nazionale per il turismo, voluto dal Governo, insieme all'Agenzìa per la promozione turistica, proprio in virtù dell'intuizione di fare della cultura il principale fattore di contrasto nella sfida per la competitività intemazionale e lo strumento di principale supporto al Made in Italy nel mondo. La commissione di Alleanza nazionale, infine ritiene fondamentali tre progetti: il recupero dei tasselli della memoria storica e culturale, che costituiscono il filo conduttore della cultura nazionale, anche grazie all'utilizzo delle nuove tecnologie; la legge sull'editoria, per estendere la platea dei lettori, oggi tra le meno consistenti dell'occidente, e diffondere la lingua e, con essa, la cultura italiana nel mondo attraverso l'introduzione di due sostanziali riforme, e cioè l'unificazione in una sola entità delle azioni di promozione dell'editoria nazionale all'estero, oggi polverizzate tra una miriade di soggetti, e l'istituzione di detrazioni fiscali per l'acquisto dei libri, che solo le note difficoltà finanziarie hanno impedito di realizzare in questa legislatura; la riforma del Fondo unico per lo spettacolo, per un suo più corretto uso, cercando di ridurre al massimo le nicchie di spreco, e l'individuazione di nuovi strumenti di sostegno dello spettacolo.