Museo, la galleria ai privati. Principe di Napoli: locali in concessione a ristoratori, librai e artigiani LA GALLERIA Principe di Napoli versa in uno stato di degrado. Ma qualcosa comincia a cambiare. Il Comune darà in concessione ai privati i trenta locali distribuiti nella galleria, a patto che il nuovo occupante si faccia carico dei lavori di ristrutturazione. Lo scopo è quello di creare una zona con bar, ristoranti, librerie, botteghe artigianali. VETRI e lampadine in frantumi, pavimento a pezzi, intonaco in caduta libera, saracinesche abbassate (l'unico bar è «momentaneamente chiuso»): sotto le volte un campo di calcetto, sotto i portici il presepe di cartone dei clochard. Così si presenta da anni la galleria Principe di Napoli. Dovrebbe essere un monumento-simbolo, un corridoio di massima accoglienza per cittadini e turisti, grazie alla posizione strategica di fronte al Museo archeologico: nella realtà è lo specchio del degrado. Ma qualcosa comincia a cambiare. Il bando è pronto, sarà pubblicato a giorni: il Comune darà in concessione ai privati i trenta locali distribuiti nella galleria, in cambio della cifra mensile di 18 euro al metro quadro, a patto che il nuovo occupante si faccia carico dei lavori di ristrutturazione e garantisca un'attività in linea con la dignità del monumento. Lo scopo è quello di trasformare quest'angolo buio del centro storico in una vetrina illuminata da bar, ristoranti , librerie, botteghe artigianali. Assegnati tutti gli spazi, il piano prevede che gli imprenditori coinvolti si riuniscano in consorzio per la gestione del monumento (inclusi i servizi di manutenzione, pulizia, vigilanza). La prima franche del progetto prevede l'assegnazione di nove locali a chi presenterà la proposta più interessante sotto il profilo economico e qualitativo. La scadenza per la presentazione delle domande, già fissata per fine febbraio, molto probabilmente slitterà in avanti: l'affissione degli avvisi nel quartiere, infatti, pare sia stata sufficiente per calamitare l'attenzione di molti imprenditori, commercianti e artigiani. «Costruire un percorso con il sostegno dei privati - commenta Giuseppe Tortora, presidente della circoscrizione San Lorenzo-Vicaria - è la soluzione migliore per salvare la galleria dall'abbandono». Sperando che l'iniziativa decolli, lo scenario da raccontare è quello di sempre. «La galleria non è certo un bel vedere -confessa Antonio Turco, dando un'occhiata alle "camere da letto" dei clochard - questi poveretti dovrebbero avere un posto al coperto per dormire». «Con il cattivo odore che c'è sarebbe meglio non entrare qui dentro - interviene Antonio Panachia - è uno scempio che un patrimonio del genere sia abbandonato così». «Qui dentro ci sono solo uffici comunali, una banca e un bar che però non funziona - aggiunge Ida - uno di questi locali pare sia stato chiuso per la presenza di amianto. Vedo questa Galleria cadere a pezzi giorno dopo giorno: continuano a entrare i furgoni che hanno distrutto il pavimento, i cornicioni sono pericolanti, un blocco di intonaco grande così è venuto giù in pieno giorno e per poco ammazzava qualcuno, quando piove bisogna aprire l'ombrello anche all'interno. Tempo fa sono arrivati gli operai di una ditta per sostituire i vetri rotti. E infatti li hanno sostituiti, ma senza provvedere a fissarli tra loro: perché, dicevano, non era previsto dall'appalto».