Il programma 2006 degli interventi di restauro e manutenzione sui beni culturali, reso noto nei giorni scorsi e consultabile sul sito del Ministero, nasconde in realtà un elenco di disastri annunciati. Rispetto ai finanziamenti già insufficienti approvati nel 2005, i fondi destinati alla manutenzione, al restauro, alla sicurezza e alla valorizzazione dei beni culturali sono infatti stati ulteriormente ridotti. Per avere una idea dell'entità dei tagli, può essere utile confrontare i dati riportati nelle tabelle: per quanto riguarda gli interventi sul patrimonio architettonico, per esempio, il programma ordinario del 2003 stanziava circa 95 milioni di euro e quello del 2005 oltre 77 milioni di euro, mentre il programma 2006 prevede un impegno che arriva a stento ai 41 milioni; Ma al di là del dato quantitativo, già di per sé allarmante, a preoccupare sono le conseguenze di un finanziamento negato. In alcuni casi, infatti, la mancata manutenzione può danneggiare in maniera irreversibile un bene culturale: una considerazione valida soprattutto per quei delicati palinsesti materici che sono i giardini storici, dove la mancanza di continui e competenti interventi di cura mette a rischio la sopravvivenza stessa delle architetture vegetali È il caso, fra gli altri, del parco della Reggia di Caserta, dove convivono l'ultima grande creazione formale realizzata in Italia e uno dei primi e più importanti giardini di paesaggio d'Europa, entrambi completati alla fine del XVIII secolo. Fu infatti negli anni cinquanta del Settecento che Luigi Vanvitelli cominciò a realizzare per Carlo di Borbone la grande composizione scenografica basata su un asse rettilineo che avrebbe congiunto il paesaggio collinare dei Tifatini con la imponente mole della reggia posta al centro della piana campana. Oltre alla messa a dimora delle piante e alla creazione di vasti parterres e di nicchie vegetali decorate da sculture in marmo, i lavori comportarono la costruzione dell'Acquedotto Carolino, che con un percorso di circa quaranta chilometri avrebbe portato l'acqua dalle falde del Monte Tabumo alle fontane dei giardini reali. Trent'anni dopo, il figlio dell'architetto e il giardiniere inglese John Andrew Graefer, su ispirazione di William Hamilton, ambasciatore inglese presso il re di Napoli realizzarono il primo grande giardino di paesaggio italiano. In breve tempo, su una superficie di 24 ettari in prossimità della grande cascata, imponenti lavori diedero vita a colline, radure, laghetti e canali alimentati dalle acque del Carolino e arricchiti da piante provenienti da ogni parte del mondo allora conosciuto. Di questa grandezza molto rimane ancora oggi. Negli ultimi dieci anni diversi interventi di restauro hanno provato a salvare i 122 ettari (tutti visitabili) del parco sia dal degrado naturale (un nubifragio aveva privato il «bagno di Venere» del boschetto di lecci, allori e tassi che lo circondava) sia da quello antropico, accentuato da un mal regolamentato accesso al pubblico, che prevede addirittura la presenza di pullman turistici per trasportare i visitatori - più di 600 mila all'anno - da un capo all'altro del parco. Da tempo inoltre la sezione didattica della Soprintendenza è impegnata nella organizzazione di seminari e percorsi tematici per educare alla fruizione del verde storico. Ma il programma di interventi 2006 prevede in tutto per il parco della Reggia duecentomila euro, meno della metà della cifra che sarebbe in realtà necessaria per l'opera di manutenzione di questo luogo di grande bellezza.