07-12-2005 NORDOVEST CULTURA E TURISMO PIEMONTE - Il 19 dicembre l'atteso passaggio di consegne dal Museo di Torino all'alleanza tra pubblico e privati L'iter sarà completato nel 2011 con il raddoppio della struttura - Necessario un budget annuale pari a 8,5 milioni Il 19 dicembre segnerà una tappa importante per il Museo Egizio. Fra dodici giorni, infatti, lo Stato conferirà i beni del Museo alla Fondazione Museo Antichità Egizie che avrà il compito di valorizzarlo e gestirlo. Un passaggio che avviene a più di un anno dalla costituzione della Fondazione e senza il quale essa non ha potuto, fino a ora, iniziare a operare nella gestione della struttura. «Ci sono stati intoppi burocratici, ma sempre con la volontà di risolverli grazie al lavoro fatto con le Sovrintendenze e con tutti i soci della Fondazione» spiega il presidente, Alain Elkann. Nessun immobilismo, ribadiscono gli interessati: «Non è giusto dire che in quest'anno ci siamo fermati, siamo nei tempi previsti» precisa l'assessore alla Cultura del Comune di Torino, Fiorenzo Alfieri. Fra i soci della Fondazione dell'Egizio, dunque, ci sono i privati: questa è una delle grandi novità del nuovo indirizzo adottato nella gestione dei beni culturali. E tra i privati spicca il ruolo della Compagnia di San Paolo. «L'Egizio - fanno sapere dagli uffici torinesi - è da sempre al centro dei nostri programmi di rilancio dei musei di Torino. Abbiamo promosso studi, abbiamo finanziato i restauri e l'acquisto del papiro di Artemidoro (2,7 milioni), con un impegno complessivo che, con gli oltre 25 milioni investiti nella nuova Fondazione, assicurandone la metà del budget, supera i 36 milioni». Fra gli altri soci, anche la Fondazione Crt sottolinea la strategicità, ma anche la complessità del progetto». I soci, che per la ristrutturazione e il riallestimento investiranno 50 milioni, sono il ministero per i Beni e le attività culturali (che conferisce i beni), la Regione Piemonte (per una quota di 7 milioni), il Comune (10 milioni) e la Provincia di Torino (3 milioni), accanto alla Compagnia di San Paolo (25 milioni) e la Fondazione Crt (5 milioni). «Uno dei principali vantaggi del modello consiste - spiega Elkann - nell'aver portato denaro che, altrimenti, non sarebbe arrivato. È il primo esperimento di questo tipo in Italia». Un primato riconosciuto anche dal ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione. Il progetto dell'Egizio è ambizioso. «Vogliamo farne - spiega Elkann - un museo moderno e un luogo di grande attrazione a livello mondiale, e non certo a scapito dell'attività scientifica». Si dovrà passare dunque dall'attuale struttura, al di sotto delle potenzialità del Museo, e che costa allo Stato oltre 3 milioni l'anno, a una organizzazione rinnovata (si parla del 2011) gestita con un budget di 8,5 milioni. Il modello di cogestione pubblico-privato - previsto già nella riforma Bassanini e nel recente Codice del ministro Giuliano Urbani (che ha avviato i lavori per la trasformazione in Fondazione dell'Egizio) -, ferma restando la tutela dello Stato, apre alla gestione dei beni statali da parte di altri enti. Per garantire più efficacia, efficienza ed indipendenza al Museo, «incrementando - si legge anche nell'Atto costitutivo della Fondazione - i servizi al pubblico e la loro qualità e realizzando economie di gestione». La direttrice dell'Egizio, Eleni Vassilika, nominata a maggio, annuncia che le sue priorità ora «non sono le nuove acquisizioni, ma servire il pubblico, rendere più vivibile il museo, installando panchine, distributori dell'acqua, fasciatoi, spazi per la didattica. Dal 19 dicembre - aggiunge - acquisiremo operatività per cominciare a gestire gli oltre 30mila oggetti della collezione, i mobili, gli edifici del Museo e il personale». La Vassilika sta seguendo la catalogazione dei reperti, buona parte dei quali (26mila) in magazzino, mentre 6mila sono quelli inventariati da agosto a oggi. E sta curando le nuove didascalie, in italiano e inglese. «Saranno già visibili il 19 - assicura -, data a partire dalla quale sarà disponibile una nuova guida e un pieghevole». Elementi tanto essenziali quanto importanti, visto che oggi il Museo non ne è dotato, così come non dispone ancora di un sito web rinnovato e di un business manager. «Il percorso è tortuoso» ammette la direttrice. Ma alla fine dell'intervento con quali musei competerà l'Egizio? «La domanda - ribatte - è piuttosto chi potrà competere con noi? Abbiamo collezioni importantissime e anche un budget straordinario per valorizzarle». Per ricongiungere le due strutture, quella del vecchio museo Egizio e quella della Fondazione, sono, però, necessari altri complessi passaggi. L'intervento, che prevede di ampliare di 16mila metri quadrati il Museo (un vero e proprio raddoppio), si dovrà fare su di un edificio sottoposto a vincoli, soggetto dunque alla legge sui Lavori pubblici e richiederà un documento preliminare per la gara di progettazione. È necessario un Accordo di programma, che è in fase di definizione: bisognerà fissare gli impegni per l'investimento e la gestione ordinaria. Un contratto di servizio dovrà definire la gestione del personale e i contratti verso terzi. Il progetto di ristrutturazione vero e proprio, in seguito al trasferimento della Galleria Sabauda, di cui si occupa il ministero dei Beni culturali con la sua direzione regionale, però, non c'è ancora. «La Fondazione provvederà a definirlo dopo le Olimpiadi», dichiara il Comune. Altro punto: l'individuazione delle sedi espositive esterne. «La Città di Torino - ha ribadito l'assessore Alfieri - proporrà l'utilizzo del Palazzo a Vela per grandi mostre temporanee, un nuovo spazio che potrebbe entrare in funzione già entro il 2007». Ma su questo tutto resta da decidere. LAURA CARCANO