Continua la polemica sul controverso piano per mettere infissi e vetrate alle aperture del porticato e realizzarvi così un ufficio turistico o centro per visitatori. Provocazione di Andreoli dopo il contestato progetto della Provincia per il palazzo Scaligero in piazza dei Signori. Il nuovo soprintendente ai monumenti, architetto Monti è da poco arrivato da Venezia e deve pronunciarsi Il Comune bocciò due volte l'idea, ma poi disse sì: perché? ----------------------------------- Vogliono chiudere l'antica loggia dei Palazzi Scaligeri? Piuttosto apriamone un'altra. Tutto si può dire di Paolo Andreoli, storico sindaco comunista di Nogara e ora esponente rossoverde in Provincia, tranne che non conosca la tecnica della provocazione. «Provocazione è quella di Scarato», sorride del suo compagno di partito, «quando dice che, piuttosto delle vetrate proposte dalla giunta Mosele, è meglio un cubo di vetro sotto il porticato. La mia è una proposta seria». Vediamola, nel fotomontaggio qui a fianco, che immagina il palazzo, sede della Provincia e della prefettura, come lo vorrebbe Andreoli. La loggia a destra è quella che c'è e che Andreoli mai vorrebbe chiusa (perché poi? Per farci un ufficio turistico o un centro studi, non si è capito bene); a sinistra del portone sanmicheliano di pietra bianca, ecco la loggia proposta da Andreoli: ora non c'è, si vedono solo le colonne di marmo rosso annegate nella muratura. «Ma basta buttare giù i mattoni», immagina Andreoli, «tanto dietro c'è solo uno stanzone inutilizzato dall'inquilino, la prefettura. Con la nuova loggia, che poi riporterebbe il palazzo all'aspetto originale che doveva avere nel medioevo, l'architettura sarebbe esaltata». Andreoli architetto? «No, laureato in filosofia e insegnante di lettere e storia. Ma sono concetti elementari: un edificio così pesante e alto su una piazza relativamente stretta, risulta alleggerito quanto più si apre alla base». Sorprendente Andreoli: un politico di razza come lui, una delle icone della sinistra non solo veronese, si rifiuta di buttarla in politica. Neanche un accenno alla presunta lettura partitica del caso: loggia chiusa dai berlusconiani (senza ironia sul Berlusconi tessera 1816 della Loggia P2, eh) solo per fare un dispetto a Zanotto e al suo ufficio turistico in Bra. Neanche un accenno a trame trasversali e gruppi di potere, e qui uno come Andreoli potrebbe tener banco un'ora: com'è che la commissione edilizia del Comune boccia per due volte di seguito la chiusura della loggia all'unaninimità, pare eppoi il Comune, invece di mollare un ganassone a Mosele, ribalta il giudizio e dà via libera al progetto? No: Andreoli liquida i sospetti politici («strano e misterioso, sì, il ripensamento del Comune») e la butta sull'estetica. «L'idea di chiudere la loggia è, cerco un eufemismo...» Censura. «Il piano parte dalla soprintendenza ai monumenti? Sono molto contento che la soprintendente responsabile non ci sia più». La reggente Gianna Gaudini ha infatti lasciato la responsabilità dall'inizio del mese, sostituita per ora da Guglielmo Monti, un gentiluomo a parere di tutti. Un gran signore che viene da Venezia e che nelle prime visite veronesi deve aver trovato conferma al pregiudizio. Tutti matti, davvero. Certo, piazza dei Signori di mattane ne ha subite abbastanza: ci sarebbe il buco di via Lovara da coprire (pareva d'accordo anche l'artefice, l'intelligente Libero Cecchini: quanto è bello il suo scavo a Porta Leoni, tanto è discutibile questo, che scassa una porta al salotto di Verona), ci sarebbe da rifare il nuovo intonaco del palazzo sopra il Caffè Dante (colore sbagliato: il rosso tradizionale di Verona è terra della Biondella cotta, non quel pugno nell'occhio) e ci sarebbero da controllare i restauri in corso dietro gli ermetici tendoni che nascondono gli ex palazzi giudiziari. E la loggia, adesso: chiuderla o raddoppiarla che sia, davvero vogliamo un altro cantiere? Ormai per avere la sede italiana del prestigioso museo Hermitage di San Pietroburgo si è scatenata una concorrenza nazionale furibonda. Non c'è soltanto Mantova, né solo Verona, e infatti come giùà avevamo scritto tutte el città italiane si stanno dando da fare. Adesso spunta Torino che sembra in pole position: la presidente della Regione Mercedes Bresso è volata in Russia, a Mosca, per cercare di chiudere la trattativa, come rivela La Stampa di ieri, e incontrare il direttore del museo Mikail Pietrovkji. I punti di forza della candidatura torinese sono soprattutto la grandiosità della sede che il capoluogo può mettere a disposizione, vale a dire la Reggia di Venaria, oltre alla Villa della Regina e la palazzina di caccia di Stupinigi. Edifici di grande fascino, che evocano tempi reali e ricordano i palazzi dell'antico impero russo. Oltre a queste carte prestigios, Torino gioca anche sull'effetto olimpico, visto che ai primi di febbraio si apriranno i Giochi invernali. Una concorrenza agguerrita, accreditata e quindi davvero insidiosa per Verona che si propone con il suo Castel San Pietro, mentre pare che la città di Mantova ormai si stia ritirando. Ma in corsa ci sarebbe anche Ferrara. Verona ha dalla sua però i contatti aperti dalla Fondazione Cariverona, proprietaria di Castel San Pietro, i cui vertici, assieme al vicesindaco, hanno incontrato nei giorni scorsi il viceministro degli Esteri russo ai quali hanno fatto visitare il Colle. Le diplomazie sono al lavoro, la battglia è entrata nel vivo.