Tra dichiarazioni al vetriolo, verifiche e smentite, la giornata degli equivoci comincia intorno alle 12 di ieri, quando le agenzie di stampa diffondono un comunicato del segretario nazionale della Uil-Beni Culturali Gianfranco Cerasoli. Il sindacalista riferisce di un emendamento al decreto-contenitore su Università e Ricerca presentato in Senato dal parlamentare azzurro Franco Asciutti, presidente della commissione cultura, con il quale «si dispone nei confronti della soprintendenza di Pompei un taglio di finanziamenti fino a 30 milioni di euro da destinare, a discrezione del ministro per i Beni Culturali, ad altri siti per interventi immediatamente cantierabili», e allo stesso tempo lancia severe accuse contro il viceministro Antonio Martusciello per il suo «silenzio assordante» sulla vicenda. Sorpresa per il vertice dell'istituto di Pompei da dove, al termine di una mattinata trascorsa a rincorrere informazioni più dettagliate sull'emendamento, il soprintendente Pietro Giovanni Guzzo e il city manager Luigi Crimaco fanno sapere, attraverso l'ufficio stampa, di non voler commentare la notizia, anche alla luce di una clausola del decreto che tutela gli interventi per i quali è già stato assunto un impegno di spesa. Dettaglio che, di fatto, salverebbe dai tagli la soprintendenza. Contattato al telefono, intanto, il senatore Asciutti riferisce di aver presentato l'emendamento su input del governo. «Il ministero - dice il parlamentare - mi ha invitato a presentare la proposta allo scopo di rendere disponibili per opere cantierabili i fondi che Pompei non spende per mancanza di volontà. Meglio investire le risorse subito piuttosto che tenerle inutilizzate nelle casse della soprintendenza». Poco dopo la stessa soprintendenza, che intanto continua a tenersi in contatto con Roma per chiedere chiarimenti, fa sapere che l'emendamento in realtà è stato ritirato il 19 gennaio. Circostanza, questa, poi confermata anche da Cerasoli attraverso un nuovo comunicato diramato nel primo pomeriggio. Ma ormai la polemica è innescata. Intorno alle 17 arriva anche la replica di Martusciello: «Cerasoli - dice il viceministro - ha preso una cantonata, trascinato dal fuoco della polemica politica. L'emendamento in questione è stato ritirato su nostra indicazione. Questo nostro atto testimonia che noi teniamo molto al destino di Pompei, uno dei siti archeologici più importanti del mondo. La soprintendenza archeologica può stare tranquilla, così come gli italiani che amano il nostro passato e tutti quei turisti che ora e in futuro intendono visitare questa straordinaria testimonianza storica».