Utilizzati i più moderni mezzi tecnologici della multimedialità applicata alla didattica Liberare Leon Battista Alberti dalla polvere dell'accademia. Raccontarlo come genio ma anche come uomo, perché i suoi scritti rivelano un intreccio profondo tra vissuto e arte. Raccontarlo nella luminosità dei suoi saperi - dall'architettura all'arte alla musica all'archeologia alla chimica - e dei suoi scritti teorici che ancora oggi sono capaci di comunicare indicazioni utili. Ma svelarne anche la metà oscura, tormentata, notturna che molti studiosi hanno interpretato come depressione. Questo sarà l'obbiettivo della mostra «L'uomo del Rinascimento. Leon Battista Alberti e le arti a Firenze fra ragione e bellezza» che, dall'11 marzo al 23 luglio a Palazzo Strozzi, concluderà le manifestazioni per il VI centenario della nascita di colui che incarnò prima di Leonardo gli ideali universali dell'Umanesimo. Promossa e prodotta dalla Cassa di Risparmio di Firenze, realizzata da Firenze Mostre, curata da Cristina Acidini Luchinat e Gabriele Morolli (con la collaborazione di Mina Gregori), la mostra focalizzerà la sua attenzione sull'ambito fiorentino dell'esperienza albertiana, che ha lasciato molti segni e suggerimenti nei monumenti della città, dalla facciata di Santa Maria Novella al tempietto del Santo Sepolcro in San Pancrazio (tappe di un itinerario collaterale). Lo farà parlando un linguaggio vicino alla gente, utilizzando i più moderni mezzi tecnologici della multimedialità applicata anche alla didattica: Alberti stesso, con le sue parole, farà da guida alle sette sezioni (la vita, la committenza Rucellai, la città di Alberti, il trattato di architettura, la città ideale, la scienza) che esporranno oltre 160 opere tra dipinti, disegni, sculture, elementi architettonici, gessi, manufatti di arti minori, manoscritti miniati, lettere, volumi a stampa. Gli artisti che subirono l'ascendente delle sue teorie saranno tutti passati in rassegna: Donatello (saranno esposte la Madonna col bambino prestata dal Louvre, la Madonna col bambino e angeli del Victoria and Albert Museum, il Banchetto di Erode conservato al Musée des Beaux Arts di Lille), Ghiberti, Beato Angelico, Filippo Lippi, Verrocchio, Botticelli, Neri di Bicci. Non sarà l'ennesima mostra sul Rinascimento, avvertono i curatori, ma la prima vera contestualizzazione del contributo dell'Alberti alla realtà fiorentina, anche attraverso documenti inediti. Un evento che, negli intenti di Acidini e Morolli, avrà anche la funzione di ricordarci come la bellezza esteriore di una città sia segno di profonda sensibilità etica.