Un patrimonio artistico svilito a mero strumento per far cassa. Ecco la situazione del patrimonio artistico italiano al tempo della Casa della Libertà, seconde l'ex ministro dei Beni culturali. Siamo messi così male da piatire i doni di qualche privato eccellente? «In poco più di due anni questo governo ha mandato indietro le lancette dell'orologio rispetto ai tempi dell'Ulivo. Tagliando i fondi pubblici per i musei, il restauro, il recupero delle aree archeologiche. E poi non facendo più del patrimonio culturale e artistico un asse della sua politica, ma degradandolo a strumento per consentire a Tremonti di far cassa». Però la collezione Torlonia, voi non l'avete salvata... «Quando Berlusconi fa queste sue offerte, con la mano destra fa un gesto anche utile come privato, mentre con la sinistra sta tagliando le risorse pubbliche». Anche Lei non può negare di aver incontrato difficoltà dl bilancio. «Però negli anni dell'Ulivo, nonostante una rigorosa politica finanziaria, il governo fece tanto con interventi straordinari e utilizzando una quota del Lotto per Pompei, la Domus Aurea e la Reggia di Caserta. Ma oggi tutto questo viene messo in discussione, e progetti come Brera Due e i Grandi Uffizi sono bloccati, Inoltre resta il grande problema irrisolto della catalogazione». Sarebbe? «Il modo migliore per tutelare il patrimonio è anzitutto conoscerlo. Il fenomeno delle collezioni private e delle tele in cantina lo dimostra: nella mia esperienza ho imparato che quando si investe in musei, la gente va a visitarli e le opere d'arte escono dai sottoscala. Però oggi vedo un altro brutto segnale sul fronte dei musei». Quale? «Quando ero ministro, avevamo assunto mille ragazzi a tempo determinato per il prolungamento degli orarl e l'apertura dei siti archeologici restaurati). Dopo tre anni, questi ragazzi dovevano essere assunti e invece adesso rischiano il licenziamento, sempre con la solita scusa che non ci sarebbero i soldi».