FIRENZE L'incantevole Turandot di Zhang Yimou, il regista di Lanterne rosse, torna al Comunale: in buca Zubin Mehta infiamma l'orchestra e il pubblico riserva un'accoglienza trionfale. Il teatro fiorentino mostra sulla scena la sua professionalità e solidità. Difficile credere che invece sta vivendo una delle sue stagioni più drammatiche: i tagli della Finanziaria al Fondo Unico Spettacolo sommati al deficit, hanno costretto a cancellare due opere dal cartellone della 69ma edizione del Maggio Fiorentino, il più antico festival d'Italia: Salomé di Richard Strauss per l'inaugurazione (il 30 aprile) con la bacchetta di Daniele Gatti e Il naso di Shostakovic che doveva segnare il ritorno a Firenze di Valery Gergiev. Nessuno in teatro ricorda una simile crisi, a parte i tempi di guerra che videro la temporanea sospensione del Festival. Privo di sovrintendente e di consiglio di amministrazione, il teatro è attualmente retto dal commissario Salvatore Nastasi. «Voliamo come un aereo con il pilota automatico tenta di scherzare Mehta, direttore musicale del Maggio dal 1985 Questa Turandot dimostra che il teatro funziona. In realtà è una tragedia. Tutti pensano che se cambierà il governo, cambierà la situazione. Io non credo. Tutti i governi sacrificano la cultura in nome del risparmio. Come se l'Italia non avesse niente a che fare con l'arte! Metterò in imbarazzo il ministro Rocco Buttiglione che sarà il 29 gennaio alla cena organizzata per raccogliere fondi per il nostro teatro». Nel cartellone del Maggio rimane solo un'opera, Falstaff, diretta da Mehta con il nuovo allestimento di Luca Ronconi, dal 12 al 19 maggio. «Gatti si limiterà ad aprire il Festival il 30 aprile con un concerto e a dirigerne un secondo»; dice il direttore indiano che lamenta anche il fatto che i recenti decreti «Tutti i lavoratori del teatro si stanno impegnando e fanno sacrifici: hanno accettato di diminuire del 5 per cento la parte variabile dello stipendio». Ora è uscito un decreto, ministeriale che impone un calmiere per i compensi degli artisti. «Sono d'accordo, ma s'accalora Mehta è importante che tutti i sovrintendènti rispettino questo tetto e non passino compensi in altra forma. Sono anni che io ho lo stesso compenso: al di sotto dei 25 mila euro a recita». Per quanto riguarda l'estero, «a Vienna, sembrerà incredibile, prendo 5mila euro a concerto quando dirigo i Wiener Philharmoniker. È la cifra da loro stabilita per tutti i direttori».