POLEMICA II progetto di restauro dei proprietari Prevista una foresteria all'ultimo livello POTENZA - Quale destino attende il castello di Policoro? Diventerà un centro polifun-zionale, una specie di «condominio» con mini alloggi a uso foresteria venduti ai privati oppure sarà acquistato dallo Stato? Non sono domande retoriche, perché il futuro dell'antico maniero è in una fase cruciale. Divisa tra i proprietari (che hanno avviato un progetto di restauro che prevede tra l'altro la vendita di 19 alloggi ad uso foresteria) e il Ministero che potrebbe, in caso di vendita, esercitare il diritto di prelazione per l'acquisto. Di radici antichissime, del maniero si trova traccia in un censimento, stilato tra il 1241 e il 1246: lo «Statatimi de repa-ration castrorum». Passato di mano in mano nel corso dei secoli, nel 1973 viene venduto dai baroni Berligieri di Cro-tone agli attuali proprietari: i fratelli Ferrara. Vincolato nel 1974 come bene monumentale dalla Soprintendenza ai Beni architettonici, ora è al centro di un progetto di restauro conservativo che prevede la realizzazione di un centro poli-funzionale con foresteria all'ultimo livello. «Il comune e-ra disposto ad acquistarlo -commenta il vice-sindaco di Policoro, Felice D'Amato -ma per farlo e ristrutturarlo era necessario avere la sponda della Regione o del Ministero. Di fatto con il progetto dei proprietari si è messa fine alla querelle perché l'unicità del manufatto è venuta meno». Già, l'unicità. Non solo di luoghi ma anche di proprietari. «Il palazzo è sotto la tutela della Soprintendenza perché il bene mantenga le caratteristiche storiche - commenta l'architetto Ottavio Pachila anche a nome dei proprietari -Noi abbiamo seguito tutte le indicazioni. Inoltre, la legislazione consente ai privati di vendere il bene tutto o parzialmente. Nella vendita il Ministero può esercitare il diritto di prelazione. L'edificio- nei nostri scopi -ritornerà ad essere il fulcro produttivo di Policoro e sarà venduto nella quantità necessaria a far quadrare i piani finanziari». Venduto, quindi. Ma a chi? Gli interrogativi rimangono. «Ad oggi non sono stati notificati come previsto dalla normativa atti di alienazione -precisa il Soprintendente ai Beni architettonici, Attilio Maurano - e quindi siamo in attesa che vengano fatti per dare corso alle procedure di a-lienazione, fermo restando che qualsiasi omissione della notifica degli atti renderebbe illegittima la stessa vendita». L'ultima parola, però, spetta al direttore regionale del Ministero dei Beni culturali, Antonio Giovannucci.