«BUTTIGLIONE RAPPEZZA GUASTI E BASTA» Ha un che di grottesco, quel che va accadendo nei teatri musicali italiani. All' Accademia di Santa Cecilia a Roma nell'ultimo anno hanno incrementato del 39 i concerti e del 69 gli eventi in generale, vendono più biglietti coprendo il 20 del bilancio, hanno una bella programmazione eppure, causatagli, il 26 gennaio presenteranno un bilancio preventivo in rosso. Alla Fenice di Venezia il sindaco Cacciar) farà altrettanto. A Firenze e ' è la ripresa della non nuova ma fantasmagorica Turandot con scene e regia di Zhang Yimou e repliche esaurite, ma i sindacati hanno ingoiato una rinuncia di 1,5 milioni di euro destinati ai lavoratori, il commissario governativo Nastasi ha falcidiato l'imminente «Maggio» nei titoli operistici, quelli che «tirano» più pubblico anche se costano: l'inaugurale Sabine di Strauss con regia di Carsen, 77 naso di Sosktakovic diretto dal focoso Gergiev, sopravvive solo Falstqff con Mehta e Ronconi regista. Intanto all'Opera di Roma al Don Giovanni di Zeffirelli hanno aggiunto una replica grazie aun privato, I teatri lirici dovrebbero essere rivoltati come calzini? Sì. C'è sclerotizzazione nei programmi e sarà peggio, si sforbicieranno e si punterà solo su titoli sicuri, e davanti al baratro dei tagli di governo il ministro Buttiglione ha escogitato una riforma che fa arrabbiare (anome di tutti i 13 teatri) anche gente compassata come Vergnano, sovrindente di Torino: «Il governo non ha avuto il coraggio o la volontà di affrontare una profonda riforma, che noi avevamo presentato un anno fa, e ora ricorre a decreti che cercano di rappezzare quel che non è stato fatto in tutti questi anni».