No-Tav, dalla protesta alla battaglia politica Lo slogali: a Lunardi colazione del mattino con amianto e cappuccino Il giorno del gemellaggio sancisce quasi la nascita di un super-partito delle comunità locali che potrebbe estendersi ad altre aree del Paese II punto d'incontro è la richiesta delle popolazioni di essere consultate e informate sulle procedure e su eventuali rischi Non tutto è filato liscio Una delegazione piemontese è stata bloccata da un incidente tafferugli in Sicilia Si fanno sentire anche le voci contrarie Folco Quilici: siamo di fronte a espressioni oscurantiste Piazza d'Armi raccoglie l'avanguardia dell'esercito No Tav, prima che l'avvio del corteo possa strizzare quelle migliaia di persone nelle viuzze del paese, moltiplicando alla vista le presenze in un'invasione di bandiere bianche e rosse. Susa e Messina, stesso giorno, stessa ora, stessa lotta. Una delegazione di 300 piemontesi è andata a dimostrare solidarietà ai 30 mila isolani contrari al ponte sullo Stretto, sfidando lo sciopero dei dipèndenti Àlitalia. Altri sono stati costretti a rinunciare per un incidente all'aereo sulla pista di Iinate: nelle manovre di rifornimento, l'autobotte dell'acqua potabile ha urtato un'ala. Così, dietrofront per Susa, ma in contatto telefonico con la Sicilia. «La più grande manifestazione del genere, almeno secondo le forze dell'ordine» sostiene Antonio Ferrentino, presidente della Comunità montana Bassa Val di Susa, alla guida del gruppo di piemontesi sbarcati sull'isola, E proprio da Messina arriva lo slogan «Dalla Sicilia al Piemonte, No Tav-No Ponte», rilanciato dagli altoparlanti e dai cori valsusini. «Sarà dura, ma ce la faremo» è l'intercalare tra un discorso al microfono e l'altro. Parole pronunciate da «capipopo-lo» come Alberto Ferino, 60 armi, sopra ti nominato «il José Bove della Valsusa», oppure Gigi Bacchetto, insegnante di storie e filosofia al liceo di Bussoleno, paese a pochi chilometri da Susa, dove il sindaco Giuseppe Joannas (Rifondazione comunista) ha appena vietato la presenza degli stand Coca Cola il 5 febbraio, giorno del passaggio della «fiaccola olimpica». Politica, scontro fra «ideali olimpici di pace, giustizia e libertà» e «violazione dei diritti umani» attribuite da Joannas al colosso di Atlanta, per vicende legate a persecuzioni giudiziarie di sindacalisti che avevano denunciato abusi negli stabilimenti in Colombia. La politica rimbalza anche su manifesti e cartelloni esibiti con l'orgoglio di chi punta sull'ironia per sostenere le proprie tesi. Così, spuntano un «Per Lunardicolazio-ne del mattinoamianto e cappuccino» oppure un «Alta VelocitàMa-fia», o magari un lenzuolo bianco tempestato di croci da cimitero con i nomi delle sostanze tossiche contenute da terreno e montagne della Valle di Susa che sai-anno attraversate dalle gallerie ferroviarie. Parole e musica, con alcuni strumentisti della banda municipale di Bussoleno, centonovant'anni di storia e la voglia di rappresentare «anche questa realtà della vallata. Siamo 5 mila componenti di bande musicali su 80mila abitanti» spiega il maestro Daziilo Trol-ton,. 35 anni. Bonne. ,e,(banibJDÌ, sindaci con le faste tricolori e giovani dei centri sociali (il torinese Askatasuna e il valsusino Tacu-ma), tutti accomunati dalla voglia di ribellarsi al progetto Tav. «Abbiamo la speranza concreta di bloccare tutto» è pronto a giurare Mario Actis, 41 anni, in una mano la bandiera No Tav e nell'altra i volantini per pubblicizzare la manifestazione di domani a Saluggia, paese della vallata individuato dai progettisti italo-francesi come deposito di «rifiuti tossici». La contestazione è legata ai disagi, ai danni ambientali, ma anche alla strategia politica. «Dobbiamo ribellarci alla politica degli affari. Un magistrato come Ferdinando Imposimato (ex componente della Commissione Antimafia, ndr) sostiene che queste opere favorirono la mafia» urla la voce amplificata da un altoparlante. E definisce «vittima di questo sistema» Stella Orilio, 39 anni, travolta in auto lunedì sera su un passaggio a livello da un treno diretto a Torino. «Ecco il risultato di questa politica, soldi buttati nei grandi progetti anziché investimenti per rendere sicuri gli impianti già esistenti». Il corteo ha lasciato uri mazzo di fiori nel punto dove l'auto è stata schiacciata dalla motrice del treno. Poi, il popolo del No Tav-No Ponte è ripartito. La battaglia deve andare avanti.