Nel progetto dell'ente parco l'ipotesi di ricostruire il monumento di epoca romana. Nell'ultima campagna di scavi sono state ritrovate due statue e una mano femminile AGRIGENTO. Gli archeologi la chiamano anastilosi che altro non è che ricostruzione di antichi edifici grazie alla ricomposizione dei pezzi originali. Un'ipotesi che dopo ottanta anni torna di attualità nella Valle dei Templi dove l'ultima esperienza del genere è quella degli anni compresi tra il 1924 ed il 1931 con la ricostruzione di parte del tempio di Èrcole. Come ha preannunciato il direttore dell'Ente Parco della Valle dei Templi Pietro Meli, è infatti allo studio un progetto per ricostruire l'Iseo di Agrigento, il tempietto di epoca romana, scoperto negli anni scorsi, e che proprio grazie ai ritrovamenti dei giorni scorsi, è, unico in Sicilia, attribuibile al culto di Iside. Gli archeologi - guidati dal professore Ernesto De Miro, ex soprintendente di Agrigento ma anche uno dei massimi esperti del settore - stanno verificando la possibilità di rimettere insieme quel preziosissimo lego fatto di colonne, semicolonne, trabeazione e cornice che consentirebbe una parziale ricostruzione del monumento. Si pensa al ripristino di un solo angolo - un po' come il Tempio dei Dioscuri - che darebbe un'immediata risposta alla curiosità delle centinaia di migliaia di turisti che ogni anno affollano il Parco della Valle dei Templi (l'anno scorso 600 mila visitatori). Il tempio che solo di recente è stato dunque attribuito a Iside è di età romana (II secolo d.C.) ed è stato scoperto alcuni anni fa in un'area a ovest del museo archeologico di San Nicola. La zona è quella degli edifici pubblici della polis greca che è stata ampliata e rimodulata con la dominazione romana (e abbandonata soltanto nel IV secolo a seguito delle incursioni dei Vandali di Genserico). Un'area che dal punto di vista archeologico si presenta molto interessante anche perché la campagna di scavi negli ultimi mesi ha dato dei grandi risultati. Qui infatti non c'è solo la monumentalità dei resti - si nota benissimo l'intero portico colonnato che abbracciava su tre lati il tempio - ma c'è da registrare anche il ritrovamento di due statue di età antonina scoperte agli inizi di dicembre. Due personaggi togati, forse magistrati o sacerdoti, a grandezza naturale. Le statue sono di marmo e prive della testa. Ora sono al restauro proprio nei locali nel giardino del Museo (e dunque il pubblico può seguire i lavori di ripulitura) e sono state sistemate accanto alle altre due statue, dello stesso tempio, rinvenute nell'Ottocento. Nei giorni scorsi è stato invece rinvenuto un reperto in apparenza poco significativo: una mano femminile che già di per sé testimonia la presenza di almeno una quinta statua oltre a quelle già note. «Ma la mano femminile - ha detto Pietro Meli -suggerisce l'identificazione della statua con la dea Iside, dea alla quale, secondo le ricerche del prof. De Miro, direttore scientifico dello scavo, era dedicato il tempio. L'Iseo si pone come uno dei più importanti e dei meglio conservati templi di Iside noti nel mondo mediterraneo, e costituirà una ulteriore attrattiva del patrimonio archeologico -monumentale della Valle».