Sono le oltre 95.000 le chiese sparse sul territorio nazionale, e sono i luoghi più esposti al rischio di furti d'opere d'arte. Sbaglia chi pensa che gli autori di questi furti siano balordi che operano sporadicamente come i comuni ladri d'appartamento. Al massimo così si muove la manovalanza locale, ingaggiata per poche lire dalle organizzazioni internazionali, gente che neanche si rende conto di ciò che gli passa per le mani, e magari per un compenso di mille euro ruba oggetti che saranno poi venduti per milioni di euro. Il vero "criminale d'arte" però agisce ad un livello superiore, si riunisce in gang altamente specializzate e fomite delle più sofisticate attrezzature elettroniche, al servizio di potentissime organizzazioni le cui basi sono ben nascoste, la maggior parte nel cuore della civilissima Svizzera. Da qui viene smistata la refurtiva, attraverso percorsi nascosti, verso i mercati Usa ma anche verso il Giappone. Le forze dell'ordine in questo specifico settore fanno ciò che possono, anche perché non hanno molte armi a loro disposizione; ad esempio, la catalogazione delle nostre opere d'arte, invocata da decenni, è ancora un'utopia. E spesso ci si accorge del furto molto tempo dopo che questo è stato perpetrato. Le chiese poi quasi sempre non sono custodite, non ci sono sistemi di allarme e il ladro agisce spesso indisturbato anche in pieno giorno. A Pisa, come conferma la lista dei colpi messi a segno negli ultimi 10 anni, il problema è di dimensioni rilevanti. «È un problema drammatico conferma Mauro Del Corso, presidente degli Amici dei musei e monumenti pisani le chiese sono quasi sempre senza sorveglianza, magari decentrate ed appartate, come Santa Croce, anche se in città. 0 peggio ancora in campagna. Con i parroci, sempre meno, che non possono certo essere chiamati alla funzione di custodi delle opere d'arte. E, ogni volta, un grido d'allarme, d'indignazione che, però, serve a poco». Del Corso allarga il discorso poi agli atti vandalici contro il patrimonio artistico, frequenti ed inarrestabili. «Avevamo lanciato la proposta di un tavolo comune di lavoro tra istituzioni, forze dell'ordine, associazioni, al fine di moni-torare periodicamente la situazione e studiarne possibili rimedi. Proposta che è caduta nel vuoto. La riprendiamo adesso per i furti d'arte, non solo sacra. Tornando, anche qui, su una vecchia proposta di alcuni anni fa. Sarebbe opportuno che le istituzioni, in primis le tre diocesi del territorio provinciale, unitamente a Soprintendenza e Comuni redigessero una sorta di mappa delle chiese a rischio, distinte secondo i diversi tassi di pericolo, sulla base della loro eventuale chiusura od apertura, sorveglianza o meno, isolamento, e naturalmente dalla presenza delle opere d'arte e dei sistemi già in atto per la protezione e quant'altro necessario». Dopo la mappatura, gli Amici dei musei propongono un piano pluriennale d'intervento per l'installazione di idonei sistemi ed impianti d'allarme e protezione, magari d'intesa con le tre Fondazioni bancarie della provincia, per la loro sponsorizzazione. «Ricordiamoci infatti dice ancora DEI Corso che un impianto d'allarme vale un bel restauro, anche se quest'ultimo sembra dare un maggiore ritorno d'immagine. Eviteremmo così di preparare per i ladri opere già restaurate». Obiettivo del programma, arrivare nel tempo ad una copertura del territorio, che potrebbe consentire progressivamente anche il ritorno negli edifici sacri di opere d'arte oggi collocate in musei e depositi per esigenze di sicurezza.