E' stata se non la prova del fuoco, almeno il battesimo rituale per le scelte del ministro dei Beni e delle Attività culturali, Giuliano Urbani. La scelta dei 167 istituti culturali che dal 2003 al 2005 si dovranno dividere i contributi pubblici dello Stato è capitata per la prima volta in mano a un govemo di centro-destra (succede ogni tre anni, e nell'era di Silvio Berlusconi è una novità). La proposta finale è giunta durante il maxiponte in Parlamento, e non mancherà di fare discutere. Sia per l'esclusione di 54 soggetti richiedenti, per cui non sono stati riconosciuti i requisiti di rito. Sia per le 24 nuove scelte ammesse al finanziamento. Esclusa dai contributi la Fondazione Giorgio La Pira di Firenze, troppo «autocelebrativa». Pollice verso anche per il Fai, che riceve copiosi finanziamenti dal ministero ad altro titolo, e per l'Istituto italiano di Cultura di Napoli («modesto il patrimonio bibliografico»). Bocciate a Roma le richieste dell'Accademia m e d i c a («attività scientifica non di adeguato rilievo»), del Centro Italiano di Studi amministrativi, della Fondazione Carlo Levi. Stessa sorte negativa a Sassari per la Fondazione Antonio Segni e a Torino per la Fondazione Giorgio Amendola. Inseriti per la prima volta in tabella, oltre alla Fondazione Liberal di Adornato, cui arriverà la cifra massima di 60 mila euro, anche l'Osservatorio Parlamentare di Roma fondato fra gli altri dall'attuale viceministro del Commercio Estero, Adolfo Urso. Riceverà 23.234 euro grazie alla sua capacità di elaborare «documenti e proposte di legge». Per la prima volta ammessa a un finanziamento di 25 mila euro l'Accademia italiana della cucina, fondata a Milano nel 1953 da Orio Vergani
Le scelte di Urbani fra Urso e la cucina
Il ministro dei Beni e delle Attività culturali, Giuliano Urbani, ha annunciato la scelta dei 167 istituti culturali che riceveranno contributi pubblici dal 2003 al 2005. La scelta è stata effettuata per la prima volta in mano a un governo di centro-destra. La proposta finale è stata presentata durante il maxiponte in Parlamento e ha suscitato discussioni. La Fondazione Giorgio La Pira di Firenze è stata esclusa dai contributi a causa di essere troppo autocelebrativa. Altre istituzioni, come il Fai e l'Istituto italiano di Cultura di Napoli, hanno ricevuto finanziamenti ridotti.
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