Non fu rubato, è un' opera d'arte alla Regione un quadro del '400 ERA stato ritrovato in mezzo a decine di oggetti d'arte, quadri, mobili, maioliche, argenti in casa di un insospettabile antiquario palermitano. In maggioranza erano opere ritenute di provenienza furtiva, prelevate in alcuni palazzi antichi di Palermo e in ville sparse per la Sicilia e recuperate nei mesi scorsi dalla polizia a casa di Vittoriano Valenti, denunciato per ricettazione. In mezzo a quelle opere c'era anche un quadro, un Ecce Homo del quindicesimo secolo, un dipinto a olio su tavola lignea di area culturale spagnola e ricon-ducibile alla scuola del pittore Pedro de Campana. Un'opera bellissima che, ritrovata in mezzo alle altre, fu anch'essa sequestrata. Valenti venne denunciato pure per truffa perché quell'Ecce Homo era stato già venduto alla Regione. Adesso però si è scoperto che l'opera non proveniva da un furto né da ricettazione: quindi è stata restituita a Valenti e sarà adesso acquisita dalla Regione. Il sospetto che l'Ecce Homo fosse di provenienza furtiva scaturì dal ritrovamento di alcuni atti e lettere tra Valenti e la Regione. In quelle carte Valenti offriva in vendita l'opera alla Regione, sosteneva che il quadro era stato valutato 400 milioni delle vecchie lire e che era disposto a fare uno sconto. Alla fine, dopo che il quadro fu visionato e analizzato da una commissione di esperti (composta da Vincenzo Abate di Palazzo Abatellis, da Giuliana Davi della soprintendenza ai Reni culturali di Palermo e dalla collega di Agrigento, Gabriella Costantino), la Regione fece un'offerta di 80 mila euro, quindi molto al di sotto della richiesta iniziale. Questa differenza tra domanda e offerta mise in allarme gli investigatori, che ottennero anche il sequestro dell'Ecce Homo e denunciarono Valenti per truffa. I difensori dell'antiquario, gli avvocati Enza Ciulla, Nino Caleca e Marcello Montalbano, hanno però dimostrato che quel quadro era di provenienza legittima, acquistato regolarmente dal suocero dell'antiquario, Giuseppe Tirenna, circa trent'anni fa dal principe Galati. E il Tribunale del riesame, composto da Concetta Sole, Daniela Troja e Cinzia Nicoletti, ne ha disposto il dissequestro, riconsegnandolo a Valenti. Ma l'inchiesta è tutt'altro che conclusa e potrebbe riservare molte sorprese anche sull'origine dell'indagine, che ufficialmente sarebbe scattata dopo pressanti telefonate anonime che segnalavano in casa di Valenti la presenza di armi. Gli investigatori fecero irruzione nell'appartamento dell'antiquario: non trovarono armi ma un tesoro di oggetti d'arte che sarebbero stati rubati da palazzi nobiliari. Molti di questi furono inizialmente riconosciuti dai legittimi proprietari. Tra questi gli eredi della contessa Licia Berlingieri Lanza di Mazzarino, proprietaria dell'omonimo palazzo che sorge in via Maqueda e che fu ripulito dai ladri nel luglio del 1999. Dalla dimora storica furono prelevati oggetti di inestimabile valore: mobili, oggetti, statue del Settecento ma anche marmi provenienti dai ruderi della villa di Tiberio. Gli oggetti ritrovati in casa di Valenti furono poi consegnati ad Annibale Berlingieri e Ruggero Schenetti, il primo parente diretto della contessa di Mazzarino, il secondo ex maggiordomo della nobildonna, che nel testamento lo designò erede di una villa. Ma la battaglia giudiziaria continua. Valenti sostiene che quelle opere sono state tutte acquistate legalmente, tranne alcune che furono consegnate da un certo «Di Lorenzo», un personaggio il cui ruolo nella vicenda non è ancora chiaro.
Dissequestrato l'Ecce Homo trovato a casa di un antiquario: sarà venduto per 80 mila euro
Un antiquario palermitano, Vittoriano Valenti, è stato accusato di truffa per aver venduto alla Regione una copia di un quadro del '400, l'Ecce Homo, che era stato sequestrato. Tuttavia, è stato scoperto che l'opera non proveniva da un furto o da ricettazione, ma era stata acquistata regolarmente dal suocero di Valenti. Il quadro è stato restituito a Valenti e sarà adesso acquisito dalla Regione. Inoltre, è stato scoperto che Valenti aveva un tesoro di oggetti d'arte in casa, tra cui alcuni che provenivano da palazzi nobiliari. Molti di questi oggetti sono stati ritrovati e restituiti ai loro legittimi proprietari.
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