Obiettivo raggiunto. La débacle della chiusura degli scavi di Pompei nel giorno che inaugura di fatto la nuova stagione turistica, si poteva e si doveva evitare come auspicato dal «Mattino». Stamattina i turisti varcheranno regolarmente i cancelli, se il primo maggio porterà all'incasso l'immagine di un monumento-azienda perfettamente funzionante e non la desolazione di una chiusura priva di senso. Per una volta, questa volta, l'interesse enorme alla tutela dell'immagine di Pompei l'ha avuta vinta sui piccoli interessi interni. Ne diamo atto alle parti in causa, le organizzazioni sindacali, la Soprintendenza, la Regione. Tuttavia, figuraccia evitata in extremis non vuol dire automaticamente garanzia di bella figura. Non si cancella lo sconcerto di turisti e tour operator alle prese con un balletto di decisioni (scavi aperti, anzi chiusi, anzi di nuovo aperti) a loro incomprensibile. E non si cancella l'ombra della precarietà del sistema turistico-culturale campano, che si vorrebbe motore vincente del nuovo sviluppo e invece stenta a trovare perfino la via della normalità.
152003 La decisione in extremis. Débacle evitata, resta la precarietà
Obiettivo raggiunto. La débacle della chiusura degli scavi di Pompei nel giorno che inaugura di fatto la nuova stagione turistica, si poteva e si doveva evitare come auspicato dal Mattino. Stamattina i turisti varcheranno regolarmente i cancelli, se il primo maggio porterà all'incasso l'immagine di un monumento-azienda perfettamente funzionante e non la desolazione di una chiusura priva di senso. Per una volta, questa volta, l'interesse enorme alla tutela dell'immagine di Pompei l'ha avuta vinta sui piccoli interessi interni. Ne diamo atto alle parti in causa, le organizzazioni sindacali, la Soprintendenza, la Regione. Tuttavia, figuraccia evitata in extremis non vuol dire automaticamente garanzia di bella figura. Non si cancella lo sconcerto di turisti e tour operator alle prese con un balletto di decisioni (scavi aperti, anzi chiusi, anzi di nuovo aperti) a loro incomprensibile. E non si cancella l'ombra della precarietà del sistema turistico-culturale campano, che si vorrebbe motore vincente del nuovo sviluppo e invece stenta a trovare perfino la via della normalità.
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