Ok delle commissioni parlamentari, opposizione e ambientalisti contro LE COMMISSIONI Ambiente di Camera e Senato hanno espresso ieri, a maggioranza (nettamente contrario il centrosinistra), parere favorevole al decreto legislativo di riordino della normativa ambientale. Il decreto, che è un derivato della legge-delega di riforma del settore, torna ora al Consiglio dei ministri per la sanzione definitiva. Si tratta di un provvedimento che non prevede dibattito e voto in aula. Il via alla discussione e all'espressione del parere, auspici i presidente di Camera e Senato, è avvenuto, senza il parere,previsto dalla legge, della Conferenza unificata Stato- Regioni. Proprio le Regioni, lo scorso 14 dicembre, avevano espresso un parere nettamente contrario al decreto, insieme con Enti locali e ambientalisti, perché il testo «non si limita a coordinare, riordinare e integrare, ma stravolge il sistema attuale e mina le fondamenta su cui poggia l'intera normativa ». Al decreto si imputa un eccesso di centralismo, con conseguente logica di controllo governativo. Una proposta «diametralmente opposta alle esigenze di sussidiarietà, decentramento e federalismo» che avrebbero dovuto essere confermati dalla legge delega. La decisione del governo di arrivare comunque al voto e il sostegno che questa forzatura ha avuto dalle presidenze delle Camere, è stato duramente criticato dall'opposizione. Per il verde Sauro Turroni «il comportamento del Presidente del Senato è francamente incomprensibile, visto che proprio ieri (ieri l'altro ndr), ad una mia precisa richiesta, aveva affermato che non aveva nozione di pareri pervenuti e, pertanto, si sarebbe proceduto come stabilito dalla legge». Poi ha deciso diversamente... Tutto il centrosinistra ha nettamente bocciato il decreto. «La delega - afferma Fausto Giovanelli, responsabile Ds in commissione Ambiente - non dà via libera alla semplificazione, bensì al conflitto tra le istituzioni e, quindi, al moltiplicarsi delle carte bollate». «Il parere votato - ha aggiunto - è uno schiaffo alle Regioni e per la legge delega è un vero e proprio suicidio». Secondo Giovanelli le nuove norme non saranno applicate, perché le Regioni, dopo questo sfregio, presenteranno certamente ricorso alla Corte costituzionale: trattandosi di acque, acquedotti, fognature, difesa del territorio, rifiuti, impianti di smaltimento, bonifiche, l'idea di prescindere da Regioni ed enti locali è «assolutamente astratta e disperata». Anche per l'on. Donato Piglionica, Ds, il decreto «nasce privo di prospettive » e apre la strada «ad una caterva di ricorsi sia nel nostro Paese che nell'Ue». «Sarebbe bastato - afferma - riflettere sul compatto fronte di ostilità mostrato da tutti i soggetti auditi in commissione, per comprendere quanto sbagliata fosse la strada intrapresa». L'opposizione ha ritenuto praticamente inemendabile il testo, perché in esso viene più volte violato il dettato costituzionale, con particolare riferimento all'eccesso di delega; diminuito il livello di protezione dell' ambiente, con pregiudizio per la salute; smantellato l'assetto sanzionatorio per la violazione delle leggi ambientali; disegnato un sistema di governo di carattere spiccatamente centralistico; scardinato l'attuale sistema di controllo e gestione. Duri anche i commenti degli ambientalisti. Per ilWWF,l'approvazione del decreto aggrava la posizione dell' Italia - che ha già 4 procedure aperte in materia di acque - nei confronti dell'Ue.
Delega sull'ambiente: via libera allo sfascio
I presidenti della Camera e del Senato hanno espresso parere favorevole al decreto legislativo di riordino della normativa ambientale, a maggioranza. Il decreto, che è un derivato della legge-delega di riforma del settore, è stato approvato senza dibattito e voto in aula. Le Regioni, Enti locali e ambientalisti hanno espresso un parere contrario al decreto, che considerano eccessivamente centralistico e mina le fondamenta dell'intera normativa. L'opposizione ha criticato duramente il governo e le presidenze delle Camere per aver forzato il voto. Il centrosinistra ha nettamente bocciato il decreto.
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