L'opera più tartassata, a giudicare dal clamore che ogni volta solleva, sembrerebbe L'urlo di Edvard Munch; ma con buona pace delle spiegazioni psicologiche su ansie e dolori esistenziali rappresentati dall'Urlo, la realtà è che tutte le opere d'arte, indistintamente, anche le più rassicuranti come la Pietà di Michelangelo, sono sotto continua minaccia. «Chi colpisce non ha un obiettivo estetico: la Sirenetta di Copenaghen non è scelta perché è bella o brutta, ma perché è un simbolo», spiega Carlo Altamura, professore di psichiatria all'Università di Milano. «Il gesto di sfregiare è usato per esternare un grave disagio; ma non è detto che l'obiettivo sia sempre l'arte: esiste un ampio ventaglio di possibilità, che va dalla strage nella scuola all'uccisione di John Lennon». E infatti, a ben guardare, la vera storia dei furti dell' Urlo di Munch più che psicologica è malavitosa: nel '94 i tre ladri sono stati beccati mentre già calcolavano i soldi del riscatto e il furto del 2004 è stato solo organizzato per depistare l'attenzione della polizia da una rapina finita col morto. Negli ultimi cinquant'anni si sono aggiunti dunque anche malavita, mafia e narcotraffico. Marino Mannoia ha confermato che è stata la mafia a sottrarre a Palermo, nel 1969, la Natività di Caravaggio. Così come un'altra mafia, quella del Brenta capeggiata da Felice Maniero, ha messo a segno nel 1992 il furto di Velàzquez, Cor-reggio, El Greco e Guardi, nella Pinacoteca di Modena. Passando al narcotraffico internazionale, per i boss un Van Gogh è solo una garanzia di pagamento nel caso una partita di eroina non arrivasse a destinazione. Gesti di pura follia sono stati invece quelli subiti per ben tre volte dalla Ronda di notte di Rembrandt: accoltellata e deturpata con l'acido solforico da un individuo che sosteneva di agire per ordine divino. Conti aperti con Dio ce li aveva anche il pazzo che, alla National Gallery di Londra, ha sparato un colpo di fucile contro la Madonna con bambino e Sant'Anna di Leonardo. La Madonna avrebbe guardato di traverso anche il francese Pierre Guillard che tentò di squarciare la Vergine con gli angeli di Rubens: «Non potevo sopportare che mi osservasse in quel modo, così ho deciso di ucciderla». «Spesso chi colpisce una statua lo fa perché si sente perseguitato e pensa che quella figura lo possa controllare spiega Carlo Altamura . Chi sfregia un quadro, invece, può farlo anche per una specie di choc che i colori scatenerebbero in certi soggetti». Ma chi sono i giustizieri dell'arte? «Non esiste una particolare psicologia dello sfregiatore. Il gesto può essere compiuto da tre grandi categorie: le persone affette da disturbo delirante, che si sentono osservate, seguite o perseguitate da una statua che per loro costituisce un simbolo; c'è poi la categoria di individui affetti da disturbo bipolare, nella fase di eccitamento. Il terzo gruppo è legato ad un disturbo di tipo narcisistico. Soggetti frustrati vittime di una repressione della personalità nell'infanzia o bisognose di affermare il proprio io». Mentre i primi due gruppi non hanno consapevolezza della malattia, immersi nel delirio psicotico, il terzo gruppo è l'unico con una forma di consapevolezza: si tratta solo di scegliere fra una strage nella scuola o lo sfregio della Ronda di Notte: Per fortuna, assicura Carlo Altamura, è il gruppo più raro. Poi c'è la massa dei vandali e dei cretini, ma per questi nemmeno il ricovero in clinica può servire.