Diciamo museo, e spesso intendiamo una cosa morta, come fosse un sepolcro di oggetti, una catacomba di testimonianze. Quante volte si sente dire, ad esempio, «Venezia non deve diventare un museo»? Forse è il portato dei tempi, i nostri costruiti sulla velocità, sul movimento: ciò che è fermo sembra morto. Ma se ci pensiamo, è una bestialità. L'immobilità non è di per sé simulacro della morte, l'apparenza non è sostanza. Pensiamo ad un dipinto: quanta vita, spesso, in quelle figure ben ferme sulla tela, quanto respiro nei colori. Certo è che il soffio della vita, che aleggia nei musei, dev'essere alimentato, coltivato: non si dà forse da bere ad una pianta? E' una vera battaglia ontologica quella che i direttori dei musei combattono assieme alle loro creature, tra le mille difficoltà di una società che non investe in cultura e che ha la tentazione di considerare il passato come un fardello che frena la corsa verso il futuro. La battaglia, combattuta senza eserciti e senza armamento, è quella di portare la vita dentro ai musei. C'è un solo modo per farlo: i musei non devono essere vuoti, ci vuole la vitalità fisica dei visitatori per far lievitare quella spirituale dell'arte o della storia. Quindi il museo è occasione di vita, la può assorbire e restituire arricchita di altri valori, conoscenze, stimoli. Non basta capirlo, bisogna farlo. L'associazione Amici dei Musei è nata con questo bel proponimento ed esiste in tutte le nostre città. Difficile celebrare i fasti di queste brave persone. Spesso la gran voglia di dare dinamismo alla cultura s'è assopita nel volontario spiccio, anche se prezioso: qualche anziana signora che mette in ordine, addirittura la sostituzione nella sorveglianza, qualche conferenza, le visite in gruppo con l'aria di sentirsi meno soli. Anche gli Amici dei Musei hanno bisogno di una bella boccata d'ossigeno, per non essere risucchiati nell'apparente catalessi dei musei. A Padova qualcuno l'ha capito, prima che fosse troppo tardi. Non era entusiasmante la condizione dell'Associazione fino all'anno scorso. Gli iscritti precipitati da cinquecento a duecento, debiti in bilancio, la presidenza passata dal conte Umberto Emo Capodilista a Giorgio Dal Bello con l'esplicita dichiarazione di quest'ultimo di esser lì transitoriamente e di occuparsi dei soli aspetti contabili. Un'agonia. In una delle sue ultime iniziative da sindaco, Giustina Destro chiama Vittorio Tabacchi, patron della Safilo, e gli chiede di prendere in mano questi sparuti e abbandonati Amici dei Musei. Una volta tanto, non sembra una decisione dettata da considerazioni politiche. C'è da dire che nel frattempo la realtà museale padovana qualche passo l'ha fatto: gli Eremitani sono museo di interesse e decoro assoluto, Giotto vive una stagione d'oro dopo i recenti restauri, palazzo Zuckermann s'è aggiunto come nuova sede per le collezioni d'arte applicata e il museo Bottacin, infine la casa del Petrarca ad Arquà entra a pieno titolo nella gestione del comune di Padova, con il suo carico intatto di fascino e storia. Insomma, è il momento in cui anche gli Amici dei Musei hanno l'occasione per uscire dal loro declino. Vittorio Tabacchi è uno che il concetto di museo ce l'ha nel sangue. E' cresciuto a pane e occhiali in quel di Pieve di Cadore, poi il cuore dell'azienda è diventato padovano. Ma intanto, com'è come non è, a Pieve di Cadore Vittorio è presidente della Fondazione Tiziano, nonché presidente del Museo. Si impunta perché l'invenzione della vallata, cioè gli occhiali, abbia una nuova sede dove poter esibire con orgoglio la propria storia e la propria inventiva. Insomma, riesce a far costruire un nuovo museo, che adesso è finito e basta solo metterci dentro gli occhiali, le macchine, le fotografie, la memoria degli uomini che hanno inventato un distretto industriale tra le montagne. Di suo, poi è un collezionista. Raccoglie, fin da piccolo. Poi si affina, anche se vede tutto attraverso la lente del suo lavoro. La sua prima collezione? «Ho raccolto tutti i bilanci dell'azienda, dal primo del '34 firmato da mia madre fino ad oggi». E' l'orgoglio della storia personale. Ma c'è di meglio: comincia con gli occhiali, che diventano qualcosa di più di un prodotto. Diventano storia, estetica, amore. Diventano il museo che adesso è ospitato alla Safilo (migliaia di oggetti in magazzino, una selezione esposta, due persone che seguono il tutto) che accosta nell'esposizione progettata dall'atelier Mendini preziosissimi testi, occhiali degli albori, uno dei rarissimi e perfetti canocchiali settecenteschi di Semitecolo fino alle lenti della coppia ex reale Edoardo VIII-Wally Simpson e alle pazzie di Elton John. E poi dipinti, «basta che abbiano a che fare con gli occhi». Personaggi con gli occhiali, figure che leggono, perfino una santa Lucia con gli occhi sul piatto. Una fissazione. Per tutto questo Vittorio Tabacchi è diventato presidente degli Amici dei Musei. E' partito con tre idee: rinnovare l'immagine, mettere a posto i conti e dare prima di chiedere. E' cambiata la tessera, è diventato meno banale il dépliant con cui l'Associazione si presenta, è stata tolta l'ingessatura alla struttura di vertice. C'era un consiglio che c'era e basta. Adesso il consiglio resta consiglio ma esiste un direttivo di presidenza. Oltre al presidente e al suo vice, che è Irene Favaretto, prorettore al Bo e presidente del comitato scientifico, il direttivo ha cinque persone: Silvana De Besi, Patrizia Pizzo, Domenico Morassutti, Luca Bonaiti e Leopoldo De Besi. Esiste naturalmente un comitato scientifico e il consiglio, che ha undici membri, verrà rinnovato tra poco. Ma andiamo avanti con le novità. Primo: i conti sono stati messi a posto, il «rosso» non c'è più. Secondo: il dare prima di chiedere si è concretizzato in tre iniziative. Gli Amici del Museo restaureranno gli affreschi della casa del Petrarca ad Arquà, piuttosto malconci. Servono 100 mila euro, il progetto c'è già, il denaro per metà. Tabacchi bussa e convince: la Fondazione delle Casse di Risparmio ha messo a disposizione 50 mila euro; la Regione del Veneto ha promesso che qualcosa salterà fuori dalle pieghe del bilancio. Si può presumere che il restauro parta già quest'anno. Poi è stato adottato uno dei Giganti del Liviano, idea lanciata dall'Università che lì abita e che è stata accolta con entusiasmo. Altri cinquemila euro da trovare: in compenso il Gigante adottato è stato scelto: non poteva essere che Petrarca. Infine sarà Padova ad ospitare, nell'anno del Mantegna, il convegno scientifico più importante nel cuore di tutte le manifestazioni (tra Padova e Mantova). Supervisione di Irene Favaretto, per un convegno che coinvolgerà però nella fase organizzativa tutte le Associazioni venete degli Amici dei Musei. Perché anche questo ha fatto Tabacchi: con ventiquattro telefonate ha messo in piedi il coordinamento fra tutti gli Amici dei Musei del Veneto. Ha chiamato le altre associazioni, le istituzioni (Regione in testa), i direttori dei musei. E la ventiquattresima telefonata è stata al fiorista per farsi portare un centrotavola nella sala riunioni della Safilo. Non ci aveva mai pensato nessuno prima, né al coordinamento né ai fiori. Sembra che sia bastato un bel soffio per spazzar via le ragnatele. Ma si avverte che la concretezza resta la parola d'ordine e che si avanza a piccoli passi. Nessun proclama roboante, piuttosto una costante semplicità organizzativa. Fatto sta che adesso gli Amici si sono rinfrancati e l'Associazione comincia ad assomigliare ad un piccolo cantiere. Lo diceva anche il conte Umberto Emo: «I tempi richiedono un imprenditore». E dire che lui, il conte Umberto, s'era fatto in quattro per far uscire l'Associazione dal ghetto d'oro della nobiltà, una casta chiusa qual era stata per decenni. Porte aperte, allora, e porte di nuovo aperte adesso. In un anno i soci sono passati da duecentocinquanta a più di cinquecento. Altro segnale: dal direttore dei Musei Civici, Davide Banzato, è arrivata una e-mail di ringraziamento e plauso per «l'aria nuova». Negli ultimi dieci anni non era mai successo. E allora avanti: dare, prima di chiedere. La quota associativa è stata abbassata a 50 euro. Con la Provincia è stato organizzato il ciclo dei «Musei letterari»: diciassette eventi in cui i musei fanno da cornice all'incontro tra autori e lettori. Dureranno fino ad aprile, e funzionano. Poi: l'associazione è diventata onlus, è stata iscritta al registro regionale del volontariato. Tra le iniziative, organizzare corsi per la formazione di volon-tari culturali. Infine il programma annuale, con le conferenze, le visite, le gite. Ma anche qui con aperture nuove: grande sinergia con Mantova per Mantegna, con studiosi di rango che verranno a parlare a Padova. Tabacchi, scelto da Giustina Destro, è andato dal sindaco successore Flavio Zanonato e ha detto «Vogliamo fare qualcosa per la città». Feeling immediato, e ha portato a casa l'ingresso gratuito nei musei per i suoi soci. Piccoli passi, nessuno ci aveva pensato prima. Insomma, gli Amici dei Musei ripartono. Era una piccola storia da raccontare nel momento in cui fanno notizia solo i brutali tagli alla cultura. Auguri.
La Nuova Venezia
21 Gennaio 2006
La carica degli Amici dei Musei. Roma taglia la cultura? A Padova raddoppiano le iscrizioni
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Bene culturale
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