Grafici, tabelle e slides, ovvero: il trionfo dello sbadiglio. Ma nel caso della conferenza stampa di ieri all'Auditorium, dove un incontenibile Bruno Cagli, presidente-sovrintendente dell'Accademia di Santa Cecilia, ha illustrato le conseguenze dei tagli draconiani del governo, i numeri diventano piuttosto eloquenti. E interessanti, se si pensa ai generosi finanziamenti che stanno invece piovendo sugli enti lirici e sulle iniziative cultural-musicali di Parma, che ha trovato notoriamente due numi tutelari d'eccezione: i ministri Buttiglione e Lunardi. In preda ad ambizioni faraoniche, per la città di Verdi. Ma torniamo per un momento a Roma, all'Accademia di Santa Cecilia, e alla conferenza stampa di ieri. I contributi del Fondo unico dello spettacolo (Fus) destinati all'ente sono stati decurtati del trenta per cento tra il 2003 e il 2006, ha raccontato Cagli. E la tendenza sta peggiorando. Tanto che è prevedibile, allo stato dell'arte, che i conti del 2005 e quelli dell'anno prossimo saranno archiviati in deficit. Ma «piuttosto che tagliare io arrivo al commissariamento», ha detto Cagli provocatoriamente, durante l'incontro con la stampa. Perché è piuttosto evidente, dando uno sguardo ai grafici, che la situazione per il futuro dell 'Accademia non è esattamente rosea. A fronte oltretutto di tre anni di successi crescenti, in termini di iniziative e presenze: l'anno scorso si è chiuso con 413.184 presenze al Parco della Musica. Contro i 410.771 del 2004 e i 365.086 dell'anno precedente. Significa un aumento del 13,5 in soli due anni, un successo inequivocabile. Oltretutto in questi tre anni - è un altro elemento che merita di essere menzionato -il prezzo dei biglietti è rimasto invariato e il 36,5 degli ingressi è stato venduto a prezzi agevolati (riduzioni per gli under 30, per gli studenti, per gli abbonati che comprano biglietti fuori turno, eccetera). E il quadro complessivo, vale la pena ricordarlo, è aggravato ora dalle conseguenze dell'«inutile» (sempre Cagli) decreto ministeriale detto "salvalirica", cioè di quel goffo provvedimento messo a punto dal ministro Buttiglione per razionalizzare i bilanci degli enti lirico-sinfonici. E' tautologico che con il deficit pubblico intorno al 4 e il debito in risalita e comunque inchiodato intorno al 108 del Pil, le politiche di risanamento dei conti dello Stato, al netto del maquillage di cartolarizzazioni e sanatorie, siano condivisibili. Ma che il responsabile dei Beni culturali che assieme al collega delle Infrastnitture ha creato una delle più eclatanti maccchine mangiasoldi del panorama musicale italiano, si spenda in un decreto taglia-bilanci, rasenta l'insulto. La società Arcus, ricordiamolo, che fa capo ai due ministeri, è nata due anni fa con lo scopo di destinare molti, moltissimi soldi a Parma e alle sue istituzioni musicali, avvalendosi tra l'altro dei preziosissimi finanziamenti per le grandi opere. Negli ambiziosi sogni dei due ministri le risorse di Arcus dovranno trasformare Parma in una sorta di novella Bayreuth. Per cui, in palese contrasto con i generalizzati tagli al Fus, la Fondazione Parma capitale della musica e la Fondazione Toscanini (che gestisce l'Orchestra e la Filarmonica Toscanini) riceveranno grazie all'ultima finanziaria ben 6 milioni e 300 mila euro. E per quanto riguarda i compensi, che da decreto "salvalirica" sono fortemente limitati, tanto che Cagli si rammaricava in conferenza stampa dell'impossibilità di invitare molti artisti, la fortunata Parma brilla invece per i cachet da capogiro. Per Lorin Maazel, chiamato a dirigere la Filarmonica Toscanini, si vocifera di 750mila euro per 15 concerti. Facendo due calcoli sono cinquantamila euro a concerto. Secondo la Repubblica, che due giorni fa ha ricordato le imbarazzanti cifre della Arcus in tempi di vacche magrissime, bisogna anche dare un'occhiata al comitato d'onore di "Parma capitale della musica" per capire sino in fondo i motivi di cotanta generosità. Ne fanno parte, ça va sans dire, Lunardi e Buttiglione. E poi l'Aga Khan. Ma la parte del leone nell'avventura parmense avviata dai due ministri la fanno i transfughi della Scala dell'era Muti, compreso il maestro in persona: anche Fedele Confalonieri siede nel comitato d'onore, mentre Mauro Meli è stato nominato coordinatore artistico. Tutto questo fa pensare naturalmente che se in futuro vorremo ascoltare i Berliner o Zubin Menta, visti i tagli e il decreto Buttiglione, il motto dunque sarà, lungo tutto lo stivale, «a Parma, a Parma!».