AMELIA -Un crollo che lascia dietro di sè un ginepraio di polemiche. A due giorni dalla voragine che ha spaccato in due le antiche mura di Amelia, a spaccarsi oggi sono le opinioni sulle cause che hanno provocato il disastro. Pioggia eccessiva, lavoro inadeguato o intervento tardivo? Sono tante le ipotesi che circolano in paese. Poche invece le certezze. Secondo un'approssimativa ricostruzione dei fatti, la prima parte a cedere sarebbe stata quella appena dopo la fine delle impalcature e non quella interessata da queste ultime, privando così di fondatezza le considerazioni di chi imputa a lavori inappropriati le ragioni della frana. Lavori necessari ma, a detta di qualcuno iniziati troppo tardi. «Il "progetto quadro" per la riqualificazione dice Mara Giglioni, vicepresidente del Consiglio regionale dell'Umbria- è datato 1994», ma la richiesta dei finanziamenti è stata accettata dal Governo solo nella finanziaria del 2001. Più o meno, un anno dopo, nella primavera del 2002, con un accordo tra Regione dell'Umbria e Comune di Amelia, si è proceduto ad un piano per lo stanziamento di fondi in tre stralci. Arrivando perciò ad avere a disposizione i nove miliardi delle allora lire nel 2003. «Da quel momento dice il sindaco di Amelia, Fabrizio Bellini- i lavori per le mura sono partiti, quindi non è esatto dire che ci siano stati dei ritardi burocratici. I tempi sono questi». «Nessuna colpa deve essere addossata neanche a noi, nè tanto meno ritardi»replica la Soprintendente ai Beni archeologici dell'Umbria, Mariarosaria Salvatore, che non vuole sbilanciarsi sulle cause del crollo: «la ditta che opera ha un suo progetto e noi non ci mettiamo bocca, a meno che non scavino o facciano delle perforazioni. Il nostro archeologo controlla solo le parti di sua competenza». E uno dei tanti problemi è anche questo: le competenze. Che sarebbero «miste». Circa metà delle mura, quelle medievali, competono infatti alla Soprintendenza dei Beni architettonici, l'altra parte, quella delle mura poligonali o "ciclopiche", sono invece sotto la stretta supervisione dell'altra Soprintendenza, quella dei Beni archeologici. Chiaro dunque che gli operai della ditta a cui sono stati subappaltati i lavori, l'impresa edile Giovannini, vengono supervisionati da due diversi esperti, a seconda delle pietre toccate. Sempre più difficile quindi trovare il bandolo della matassa. Tutti aspettano la relazione tecnica per capire e commentare. Intanto i vigili del fuoco ieri mattina hanno ripreso a scavare, interrotti da una chiamata di urgenza a Fornole dove sono intervenuti in tutta fretta lasciando in sospeso Amelia, per evitare che una casa andasse a fuoco. Arrivano anche le risposte politiche. Il sottosegretario ai Beni Culturali, Luca Bono, sette mesi fa in visita proprio ad Amelia, ha inviato ieri una lettera con la relazione degli esperti su alcune ipotesi di recupero e la Regione Umbria «vuole invece vederci chiaro con una indagine più approfondita». Nessuna ipotesi neanche su quanti soldi serviranno? Nessuna. Quello che è certo è che ora, di soldi, ce ne vorranno molti di più di quei nove miliardi di lire stanziati cinque anni fa.
MURA AMELIA: Tra le macerie tante polemiche. Sono tante le ipotesi sul crollo delle antiche mura di Amelia
A Amelia, un crollo delle mura antiche ha causato polemiche. Le cause del disastro sono ancora sconosciute. Secondo un'ipotesi, la frana sarebbe stata causata dalla pioggia eccessiva e dai lavori inadeguati, ma non è chiaro se questi ultimi siano stati iniziati troppo tardi. Il "progetto quadro" per la riqualificazione delle mura è stato iniziato nel 1994, ma i finanziamenti sono stati accettati solo nel 2001. Il Comune di Amelia ha proceduto con un piano per lo stanziamento di fondi nel 2002, ma i lavori non sono stati completati.
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