I biglietti venduti rappresentano solo un quinto delle entrate Museo? Se locale, è piccolo e dispendioso. Finanziamenti al lumicino, pochi biglietti staccati e tante spese da sopportare: da quelle per manutenzione ordinaria a quelle per il personale, che insieme rappresentano quasi il 50 delle voci in uscita. E poi quasi nulla per la conservazione e la tutela delle opere. La fotografia scattata dalla sezione autonomie della Corte dei conti sui musei degli enti locali è impietosa. La ricerca ha passato in rassegna i 1.803 musei pubblici non statali (dato che corrisponde al 52,5 dell'intero patrimonio nazionale museale), di proprietà di comuni (sono 1.643, corrispondenti al 47,8), province (sono 88, pari al 2,57), regioni (sono 57, pari all'1,66) e comunità montane (sono 15, pari allo 0,44). In cui sono impiegate 8.600 persone. Il quadro finanziario Ma chi finanzia i musei degli enti locali? Il quadro finanziario elaborato dalla Corte dei conti ha interessato 917 enti che costituiscono poco più del 50 dei musei di enti locali. Emerge soprattutto che le entrate dei biglietti rappresentano una piccola parte dei bilanci museali, solo il 22,31 del totale. Insomma, ben poca cosa rispetto agli introiti che arrivano dalle regioni, dalle province e ancora di più dai comuni che insieme raggiungono quasi il 60 del totale. Il quadro finanziario fa rilevare insomma entrate provenienti da diverse fonti a partire da quelle comunali, che rappresentano una media nazionale del 30,40, seguite da quelle provinciali, che costituiscono mediamente il 15,05 dei finanziamenti, e con il contributo regionale del solo 13,03. Le entrate per i servizi accessori costituiscono invece solo il 4,53. I siciliani i più bravi a gestire Se è vero che, in una media nazionale, il 22,31 delle entrate è rappresentato dai biglietti staccati, non dappertutto è così. L'eccellenza in questo senso si ha in Sicilia, dove il 50 del gettito dei musei locali è finanziato da turisti e visitatori. Bene anche Toscana, Lombardia e Veneto, in cui gli introiti dei biglietti hanno un grande peso: rispettivamente quasi il 41, il 34,7 e il 28,7 delle entrate. La Basilicata, invece, è la regione nella quale l'incidenza di tale fonte di entrata è la più bassa a livello nazionale, pari allo 0,08. Le entrate per servizi accessori costituiscono solo il 4,53; in due sole regioni, cioè Lazio e Calabria, tale incidenza è molto più elevata, pari, nel primo caso, quasi a 26 e, nel secondo, a più del 13. Le spese dei musei Dall'esame dei dati risulta che le spese più rilevanti sono quelle per il personale e per il funzionamento, che insieme costituiscono una media molto elevata rispetto al totale e soprattutto forniscono la misura di quanto l'automantenimento della struttura gravi in modo consistente sul totale degli importi disponibili. La spesa per il personale impegna mediamente più del 30 delle risorse raggiungendo in alcune regioni valori particolarmente significativi, addirittura oltre il 50 in Campania e di poco sotto la soglia in Calabria, 44,97, e nelle Marche, 43,79. Solo in due regioni questa cifra scende vertiginosamente: in Piemonte e Basilicata, rispettivamente con una spesa pari al 13,49 e al 12,63. Personale I dati relativi al personale riguardano 1.184 musei dei 1.806 musei pubblici non statali, pari a circa il 66 dei musei censiti. Dalle informazioni si può rilevare che le unità complessivamente impiegate in tali strutture sono pari a circa 8.600 unità. La media dei dipendenti per museo è di 7,34 unità: in Veneto e Sicilia tale cifra è notevolmente superiore, rispettivamente con 15,21 e 12,08 dipendenti per museo. Piuttosto eterogeneo è però il rapporto tra le strutture e il personale utilizzato. La Toscana risulta in questo senso la regione più parsimoniosa giacché su 159 strutture esaminate impiega solo 681 unità di personale, seguita subito dopo dall'Emilia Romagna, in cui 900 unità prestano servizio in 142 musei, e dalla regione Lombardia, in cui 988 unità svolgono la propria attività in 140 musei. Completamente opposto, invece, il rapporto esistente fra personale impiegato e musei considerati in Veneto e in Sicilia, rispettivamente con 1.445 unità per 95 musei e 1.099 unità per 91 istituti. Il funzionamento Tra le voci in uscita seguono subito dopo quelle relative al funzionamento del museo stesso che raggiungono mediamente il 24,16 con picchi massimi in Sardegna, Friuli-Venezia Giulia e Calabria con il 49,48, il 39,42 e il 38,50. Più limitate invece le spese per attività di catalogazione e di restauro, che non raggiungono neanche il 7. Solo in Sardegna, Trentino, Piemonte e Abruzzo superano il 10 mentre addirittura in Sicilia e Basilicata sono di poco superiori all'1.Ugualmente basse sono le somme in uscita dedicate alla sicurezza: mediamente pari al 3,81, mai superiore all'8. Di entità non rilevante anche i finanziamenti dedicati alla conservazione degli edifici museali, ai quali si dedica il 7,45 delle risorse, con l'unica eccezione rappresentata per la regione Basilicata, in cui l'utilizzo per tali finalità è pari al 63, percentuale dovuta però a uno specifico finanziamento regionale. Si prediligono poi le spese per le attività di valorizzazione e divulgazione delle mostre o manifestazioni culturali che raggiungono in media il 12,7 con una punta massima del 36 rappresentata dall'Abruzzo