Dopo gli italiani, che da almeno tre anni aspettano di poter restituire un frammento decorativo del Partenone come concordato con il governo di Atene, adesso anche i tedeschi danno prova di buona volontà ed hanno annunciato di essere disposti a far tornare nel luogo d'origine un pezzo di marmo appartenente al tempio che da 2400 anni si innalza sull'Acropoli. Lo ha reso noto il viceministro della cultura greco Petros Tatoulis precisando che il frammento - di otto centimetri per 11 e sul quale è scolpito un tallone maschile - è tutt'oggi conservato all'Università di Heidelberg in cui arrivò non si sa come nel 1871, regalo forse di un viaggiatore tornato dalla Grecia dove lo aveva raccolto come souvenir. Tatoulis ha quindi definito la decisione dell'Università tedesca come «un gesto di enorme importanza simbolica» nell' ambito della campagna lanciata 25 anni fa dalla Grecia per tornare in possesso dei molti frammenti dei fregi del Partenone conservati al British Museum di Londra in modo da ricostituire l'integrità del monumento. Le opere di cui la Grecia chiede la restituzione dal 1981, cioè da quando era ministro della cultura l'attrice Melina Mercouri, sono 15 metope, 56 bassorilievi di marmo e 12 statue (quasi l'intero frontone Ovest del Partenone), oltre a una delle sei cariatidi del tempietto dell'Eretteo. I marmi, che ornavano il tempio di Athena Parthenos, gioiello architettonico del V sec.a.C, furono asportati fra il 1802 e il 1811 da Lord Elgin, ambasciatore britannico presso l'impero ottomano, e venduti al British Museum nel 1816 per 35 mila sterline oro. Una delle originarie 115 metope si trova anche al Louvre di Parigi. Sinora, però a nulla sono valse le richieste greche e le petizioni internazionali e dello stesso 'Comitato britannico per la restituzione dei marmi' che gode dell'appoggio di numerose celebrità britanniche da Sean Connery a Judi Dench, da Vanessa Redgrave a Sir Ian McKellan, e anche l'opinione pubblica britannica è in gran parte favorevole alla restituzione. L'argomentazione dei sostenitori del ritorno dei marmi in Grecia è che, a differenza di altre opere, essi appartengono ad un edificio storico che è ancora in piedi. E all'argomentazione 'storica' britannica, secondo cui ad Atene non saprebbero conservarli in modo adeguato, rispondono che la Grecia di oggi non è più il paese arretrato da dove Lord Elgin li sottrasse. In Grecia, però, sono in pochi a sapere che il 'bel gesto' dell'ateneo di Heidelberg fa seguito a uno analogo compiuto tempo fa dall'Italia (dove è tuttora conservato un frammento di una metopa del lato Est del Partenone), ma non ancora concretizzatosi per disguidi burocratici. Il prezioso reperto (33 centimetri per 35) si trova nel Museo archeologico 'Salinas' di Palermo, rappresenta la parte inferiore delle gambe della dea Artemide con la parte inferiore del panneggio della veste e andrebbe ad incastrarsi esattamente nel vuoto di una delle più importanti metope del fregio di Fidia, oggi esposto nel nuovo Museo Acropolis di Atene, in cui Artemide è ritratta con gli dei Poseidone, Apollo e Afrodite.Il frammento fa parte della collezione della Regia Università di Palermo dal 2 dicembre 1857 ed è considerato un elemento essenziale di un piccolo fondo di originali di scultura greca esposti nel Museo 'Salinas'. In origine apparteneva alla collezione del console britannico per la Sicilia e per Malta, Robert Fagan e, dopo la morte del diplomatico, nel 1815, il Museo della Regia Università acquistò il pezzo dalla vedova. Dal Museo 'Salinas' il fregio sarebbe dovuto arrivare ad Atene entro il 10 febbraio 2003, ma dalla Grecia - secondo quanto riferirono all'epoca fonti della Commissione esportazione del ministero dei Beni Culturali italiano - non giunsero in tempo alcuni documenti di 'garanzia' per il suo trasferimento. La stessa Commissione aveva successivamente ipotizzato il trasporto tra il 27 ed il 29 marzo seguenti quando sarebbe dovuto avvenire uno scambio ufficiale di pezzi con l'affidamento temporaneo di un elmo bronzeo etrusco al Museo Paolo Orsì di Siracusa, ma anche questa volta il frammento non si mosse da Palermo ed è ancora lì nonostante l'accordo di collaborazione culturale in campo archeologico tra istituzioni greche e italiane siglato durante la visita del presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi nel luglio 2003. Un accordo che, comunque, suscitò non poche polemiche perché - a detta dei critici - costituirebbe un precedente pericoloso che potrebbe riaprire vecchi contenziosi.