BOLOGNA Emilia-Romagna terra di musei come poche altre in Italia. La regione è ai primi posti delle classifiche nazionali per numero di musei: sono ben 380, dato inferiore solo a quello della Toscana che ne annovera 409, e migliore della Lombardia (346). L'ha accertato un'indagine conoscitiva della Corte dei Conti, evidenziando ad esempio che, in Emilia-Romagna, le sale espositive pubbliche sono 268, dato che vale il primato nazionale davanti a Toscana (263) e Lazio (220). I musei statali sono, invece, 70 (seconda piazza dietro i 100 del Lazio), mentre quelli comunali 193 (altro record nazionale). L'Emilia-Romagna è ai vertici anche per le strutture private: ne conta 74. Il che vale il terzo posto nella speciale graduatoria nazionale. Infine, i musei ecclesiastici: sono 38 (anche in questo caso l'Emilia-Romagna è terza dopo Toscana e Lombardia). L'indagine focalizza l'attenzione sui musei degli enti locali. Anche perché manca un censimento recente del sistema dei musei. Inoltre, su un campione di 1.803 musei di enti locali, si è cercato di analizzare specifici aspetti dell'attività gestionale. La Corte dei Conti, però, ha scoperto anche che le Regioni non sono brillantissime nel riconoscere la presenza capillare dei musei. Infatti, rispetto allo «spazio ed alla collocazione riservati ai beni culturali (i musei non sono mai esplicitamente menzionati) nei nuovi statuti regionali, si è registrata una certa attenzione alla materia, pur se confinata in pochi articoli inseriti nella parte riservata ai principi e finalità generali». Da ciò la Corte desume che «in materia di beni culturali, i nuovi statuti non siano andati oltre le enunciazioni di principio». La Corte rileva che, «pur senza generalizzazioni ingiuste, le Regioni, mediamente, non hanno elaborato politiche e programmi realmente incisivi per ì musei, limitandosi spesso all'erogazione di contributi 'a pioggia'. Dal che è conseguita una sostanziale deresponsabilizzazione delle amministrazioni locali che negli indirizzi strategici e nella assegnazione dei fondi hanno spesso seguito logiche contingenti, in mancanza di programmati obiettivi di rafforzamento e sviluppo museale». Questi problemi, assieme alla scarsità di risorse finanziarie e alla limitata attenzione ai profili dì qualificazione degli addetti, hanno consentito interventi da parte degli enti locali spesso per garantire la sola sopravvivenza degli istituti». Tra gli elementi emersi dall'indagine c'è anche la constatazione che «una delle scelte di tipo strategico più frequenti che coinvolge la gestione è rappresentata dairestemalizzazione». In particolare è emerso che «il fenomeno dell'affidamento dei servizi accessori a terzi è in espansione: l'economicità e l'efficacia di esso andrebbe però misurata non solo e non tanto in termini di aumento o riduzione di esborsi finanziari quanto in quelli di diffusione della conoscenza e del relativo incremento dell'utenza».