BOLOGNA E' pacato, attento, Alberto Ronchi (nella foto) ferrarese. 45 anni, verde, laurea in Filosofia nel valutare i risultati dell'indagine della Corte dei Conti sui musei. Dal suo posto di assessore alla Cultura della Regione (è in carica dalle elezioni del 2005), più che come accuse li vede come sottolineature utili. Alcune da controbattere. Altre da sottoscrivere. «Purché spiega l'uomo che, prima di entrare l'anno scorso nella giunta di via Aldo Moro è stato per sei anni assessore alla cultura a Ferrara , purché si abbia chiaro un punto. Che ormai occorre ragionare in termini di sistema museale. Di rete. Superando, anche nella nostra regione, le differenze dal punto di vista proprietario tra i vari musei e coordinando orari, servizi, bookshop». Secondo la Corte dei Conti negli statuti regionali le politiche per i musei sono solo frasi generiche... «Non sono d'accordo. Lo statuto non è un regolamento che debba sviscerare ogni singolo punto. Fornisce i principi generali». E dell'accusa di distribuire sovvenzioni a pioggia che cosa dice? «Ammetto che, in materia di iniziative culturali, vi è la tendenza ad accontentare un po' tutti. Ma è una logica che non mi appartiene». Alla Corte non piacciono neanche i criteri con cui i musei affidano sempre più spesso i servizi all'esterno. Pare lo si faccia solo per risparmiare... «E qui posso convenire. Risparmiare soldi non conta granché se non si opera all'interno di un sistema museale condiviso. Servirebbero rapporti migliori fra lo Stato e le Regioni. E in Italia servirebbe, per usare un gioco di parole, un po' di cultura della cultura. Ma lo scenario, considerata anche la perdita di competenze delle soprintendenze, non è dei migliori». Che cosa chiede la Regione ai musei del territorio? Grandi mostre? Valorizzazione del patrimonio? «L'utilizzazione del patrimonio è un obiettivo fondamentale. Credo che a Ferrara ci siano cassetti pieni di disegni di Boldini. Andrebbero fatti conoscere, portati nei paesi dei dintorni. Sulle mostre temporanee molto di moda, come i festival userei prudenza. In Italia vi sono realtà virtuose. Ma c'è anche chi affitta semplicemente delle opere e si ritrova a presentare dei Van Gogh falsi, com'è successo di recente. Mancano le regole». Mancano anche i soldi... «Il punto vero non è la riduzione dei fondi, ma la legislazione culturale. Il nostro paese è in coda. Come possiamo, per esempio, continuare nella retorica dell'aiuto dei privati se non vi è nemmeno una norma che preveda riduzioni fiscali a favore di chi investe in cultura? Per le mie tre deleghe Sport, Giovani e Cultura io ho in bilancio 1 milione e mezzo in meno. Ma ho aumentato di 500mila curo gli stanziamenti per la Cultura. E con la legge 13 del '99 sullo spettacolo, riproposta alla fine del 2005, tentiamo di aggiornare tutto il complesso della nostra politica culturale. C'è per esempio la questione degli enti lirici, un nostro patrimonio unico, che senza una legislazione azionale ad hoc rischiano enormemente». Che cosa pensa dell'ingresso gratis nei musei? «E' un finto problema. Dipende da che cosa si fa, da quello che si da al pubblico. Ma nel piano di Cofferati vi è un punto assai importante: l'affermazione che la cultura, oltre a identificarsi con il sapere e con un forte potenziale economico e turistico, riguarda il welfare. E', cioè, un diritto sociale primario, per tutti».
'Sgravi fiscali se il privato investe nella cultura'
Alberto Ronchi, assessore alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, ha espresso le sue opinioni sull'indagine della Corte dei Conti sui musei. Secondo di lui, le politiche per i musei sono solo frasi generiche nel statuto regionale e non sono sufficienti per definire un sistema museale. Ronchi sostiene che la valorizzazione del patrimonio e l'utilizzo del patrimonio sono obiettivi fondamentali per i musei, ma che la legislazione culturale è ancora in coda. Ha anche espresso la sua opposizione all'accusa di distribuire sovvenzioni a pioggia e ha sottolineato l'importanza di un sistema museale condiviso e di servizi coordinati.
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