Vedendo cosa è stato progettato per consentire le legittime aspirazioni di crescita del paese di Arquà Petrarca risulta fin troppo facile accusare gli autori di questo disgraziato scempio di incapacità se non peggio. Il dramma è che il tutto è accaduto con l'avvallo di tutte le superiori autorità, che poi se le procedure non sono in ordine e la magistratura indaga, poco conta, quel che è più grave è che nel 2005 possano accadere ancora tali interventi devastatori e in modo particolare in un territorio come quello dei Colli Euganei, teoricamente blindato, dove la sua gestione è sottoposta a: Amministrazione Comunale ente proponente; Parco Colli Euganei ente di tutela; Ministero dei Beni Culturali ente di controllo; Regione Veneto ente di ulteriore controllo e responsabile alle approvazioni. Non possiamo pensare che nei giorni della proposta, dei controlli e dell'approvazione tutti i responsabili dormissero, qualche dubbio che le procedure non siano corrette forse viene. Ma vorremmo andare oltre e capire se esiste un modello di sviluppo che sia compatibile con le necessità di crescita (sia in senso economico che residenziale) di un qualsiasi nostro paese, evitando che lo stesso diventi l'ennesima nuova periferia con la scarsa qualità che tutte le espansioni esprimono. Noi riteniamo che non solo si possa ma che si debba progettare ogni nuova realtà insediativa in termini di miglioramento estetico oltre che funzionale dell'esistente, rispettando ma addirittura stimolando le aspettative dei residenti, e coniugando il tutto con flussi di sana economia. Arquà può diventare un esempio di ciò che non si dovrà mai più fare, ma riflettiamo anche su ciò che ancora si può fare. Certamente non si doveva frantumare la domanda di nuove abitazioni in 3 nuclei disseminati nel territorio agricolo, senza logica apparente (o forsi rispondente solo alla logica della proprietà dei terreni). E a maggior danno due di questi nuovi insediamenti sono proprio di fronte al paesaggio che si gode dalla casa del Petrarca, veduta che è stata deturpata per sempre, impedendo alle future generazioni di guardare dalla casa del Poeta pensando che quello era il suo orizzonte alla vista, fonte di ispirazione ed appagamento dei sensi, scelto negli anni della maturità e che lo ha accompagnato per sempre sino alla fine dei suoi giorni. Purtroppo l'ingordigia di pochi non si è fermata di fronte ad un danno eterno perpetuato nei confronti di tutti. Ma esiste un modello di sviluppo che non si esprima sempre e solamente attraverso una sequenza di lotti, allineati lungo le strade, dove verranno costruite tante casine singole, bifamiliari, trifamiliari, quadrifamiliari, ecc.? Certo che esiste!, ma presuppone un progetto forte, operato da buoni progettisti, che tengano presente nella progettazione come priorità l'assetto del territorio in cui si deve intervenire e non i bisogni dei proprietari da compiacere e che abbiano la sensibilità di entrare nei luoghi non solo con la cordella metrica ma anche con il cuore e con l'anima. Arquà è come un grosso gatto accovacciato su un dosso, le sue strade si inerpicano sulla collina in maniera sinuosa, allineando fabbricati importanti e umili in un'alternanza di pieni e vuoti segnati da bassi muri di recinzione che delimitano lo spazio pubblico dal privato. Questa è la sua "Forma Urbana", consolidata nei secoli con un giustapporsi di nuovo e vecchio senza soluzione di continuità e questo è il grande valore estetico di Arquà. L'emozione che può cogliere il viandante che passeggia fra le sue stradine è un piacere impagabile. Gli scorci verso il paesaggio sono ulteriori emozioni che, uniti alla presenza in paese dell'ultima dimora del Petrarca, creano un insieme straordinario che pochi posti al mondo possono offrire. Ed allora perché non pensare ad una crescita che prosegua in questa forma, costruendo nuovi edifici e nuove vie secondo questa modalità, facendo crescere il borgo nella stessa collina e con gli stessi modelli: strade, spazi aperti, muretti di recinzione, case allineate lungo le vie, alternando le tipologie, variando le altezze e le larghezze dei fronti; certo non ci saranno operazioni di larga scala che consentano grossi guadagni per pochi, ma ci può essere un sapiente sviluppo, con la creazione di nuove piazzette alternate a strette stradine che dilatino l'attuale centro con giusta misura, secondo la "Forma" consolidata. Senza intaccare il paesaggio agrario circostante, il tutto commisurato sui bisogni esistenti reali, e magari si potrebbe arricchire il borgo con qualche edificio importante di uso pubblico, destinato alla ospitalità dei turisti, che possa diventare segnale di Nuova Monumentalità, ma sempre con grande rispetto e umiltà, presupposti indispensabili per non commettere i madornali errori irrimediabilmente perpetrati. Fermiamo le costruzioni e ripensiamo allo sviluppo con nuovi criteri, abbiano il coraggio di dimettersi gli autori dello scempio e lascino operare chi con giusta misura forse potrebbe ancora coniugare lo sviluppo del paese con la salvaguardia dell'ambiente. Basta con la speculazione dei pochi che danneggia tutti, Arquà è un patrimonio del mondo, togliamolo dalle mani degli incapaci. Gianpaolo Tibaldi, Paolo Grossele, Giorgio Zorzi Nuovo Psi Colli Euganei