Dopo oltre cinque anni di assenza, il direttore d'orchestra Riccardo Chailly torna sul podio della Scala con lo spettacolo più rappresentato dal teatro scaligero: il Rigoletto di Verdi, che andrà in scena dal 24 gennaio con la regia di Gilbert Deflo e con il baritono Leo Nucci nel ruolo del protagonista. Un rientro che costituisce solo «il primo passo di una lunga collaborazione» con il teatro milanese, destinato a proseguire il prossimo 7 dicembre con l'Aida di Zeffirelli e con la Manon Lescaut nella stagione successiva. Il maestro è entusiasta del ritorno: «Ritrovo un teatro in cui si fa musica bene, con un grande senso di qualità ed eccellenza e con un grande coinvolgimento di tutti gli artisti». Però Chailly aggiunge profonda preoccupazione per lo stato in cui i tagli al Fondo unico per lo spettacolo rischiano di gettare gli enti lirici: «sarebbe criminale che una realtà di livello come la Scala fosse costretta a fare i conti con una riduzione della sua attività». Il panorama italiano, visto dal neo direttore dell'Opera di Lipsia, è quello di un Paese «ad un passo dal baratro» per quanto riguarda la produzione lirica. «Se i tagli al Fus non saranno rivisti drasticamente - spiega Chailly - le conseguenze saranno catastrofiche e porteranno alla chiusura di molti teatri meno forti della Scala. Spero che questa crisi rientri velocemente, perché se si fa presto ad arrivare alla dissoluzione di un teatro, tornare indietro non è altrettanto facile.Avolte la rinascita è impossibile». E a proposito dell'Orchestra sinfonica Verdi, di cui ha assunto la direzione musicale nel 1999: «Non mi risulta che le istituzioni pubbliche a cui spetterebbe il finanziamento del teatro, abbiano preso coscienza dell'importanza che esso ha per la città di Milano».Chi ha deciso di tagliare i fondi agli enti lirici, del resto, non può essere inconsapevole delle pesanti conseguenze a cui condanna la lirica italiana: se non arrivasse una repentina marcia indietro «sarebbe la catastrofe come scelta» puntualizza senza possibilità d'appello il direttore. Su toni altrettanto decisi si è espresso più volte anche il sovrintendente della Scala, Stephane Lissner, artefice di una programmazione scaligera che, per ora, non prevede la nomina di un direttore musicale. «È giusto - osserva Chailly - che dopo oltre vent'anni di stabilità con lo stesso direttore, la Scala abbia un periodo di indipendenza da quella che poi è destinata ad essere una guida forte, carismatica. Si crea, in tanti anni di lavoro, un'identità interpretativa che coinvolge profondamente gli interpreti: serve dunque un periodo, di durata proporzionale, in cui ci si abitua al cambiamento». Non serve dunque affrettare la scelta del successore del (mai nominato direttamente) maestro Riccardo Muti.
Roma. SCALA Il maestro accusa il governo: rivedete quel Fus
Il direttore d'orchestra Riccardo Chailly torna alla Scala dopo cinque anni con il Rigoletto di Verdi. La sua collaborazione con il teatro milanese è prevista per il prossimo 7 dicembre con l'Aida di Zeffirelli e la stagione successiva con la Manon Lescaut. Chailly esprime profonda preoccupazione per lo stato del Fondo unico per lo spettacolo, che potrebbe gettare gli enti lirici nel baratro. Il panorama italiano per la produzione lirica è critico, e Chailly spera che la crisi si risolva presto. Ha anche espresso preoccupazioni per l'Orchestra sinfonica Verdi, che non riceve il finanziamento adeguato.
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