Ne sa qualcosa, Vittorio Emiliani, scrittore e giornalista, di battaglie in difesa del nostro patrimonio artistico. Da anni, in varie vesti, ma soprattutto come intellettuale che ha respirato fin dall'infanzia le belle armonie di una città gioiello, la turrita Urbino, combatte per la salvaguardia di piazze, palazzi, chiese, pinacoteche, centri storici insidiati o singoli pezzi in pericolo. Così non stupisce che gli Scritti sull'ambiente, la città, il paesaggio (1946-70) di un antico compagno di trincea, Leonardo Borgese, riemergano proprio ora, riuniti in un libro a sua cura. Borgese, figlio dello scrittore Giuseppe Antonio, è morto nel 1986, ottantaquattrenne. Fu archeologo, pittore, scrittore, difensore del Bello. Uno di quegli eclettici di gran cultura, artisti e polemisti, capaci di intimidire i qualunquismi e i massimalismi di regime. Avversato dal Fascismo, resse la rubrica di critica d'arte sul Corriere della Sera dal 1945 al 1967. E bene ha fatto Emiliani (foto di Muriel Oasi), con la sapienza del critico e con la passione di chi non si rassegna, tantomeno oggi, a certi sconquassi, a raccogliere gli articoli comparsi sul Corriere contro sfasci, oltraggi e abusi che architetti modaioli, politici spregiudicati e cittadini "disinvolti" perpetrarono o si studiarono di perpetrare. L'intento del curatore, dati tempi (e i condoni), è trasparente: tramandarci una testimonianza di valore, tuttora viva e pungente, farfalla e ape come un pugno di Cassius Clay. «Far riemergere la grande moralità... in questi anni flaccidi e volgari... una "schiena diritta" che non si piegò mai ad avvilenti compromessi...», ecco il punto.