Musei? Una storia lunga. Lunga tanto quanto la monarchia perché il museo, davvero, è il luogo dove i sovrani rappresentano il loro potere mentre il tempio è quello dove gli dei manifestano la propria forza, o la propria benevolenza. Lo sapevano bene i greci che nei santuari, da Delfi in qua, conservavano, nei tesori, i segni dell'omaggio al divino. Tesoro è sempre dialogo con gli dei, lo provano le grandi sepolture, dalle piramidi alle tombe micenee, e i tesori sono «aiutanti» per il viaggio oltre la morte; certo le tombe non sono musei, lo diventano semmai dopo i ritrovamenti moderni, da Manette che fonda il Museo del Cairo (1857) a Schliemann che porta i tesori di Troia a Berlino. L'INTUìZIONE DEI ROMANI Già i greci collezionavano opere, in età ellenistica quelle della Atene di Pericle, ma sono i romani a comprendere per primi che museo vuole dire riscoperta della storia, e così,il collezionismo, (anzi la incetta di sculture della Grecia classica) trasforma Roma. Si spogliano i tesori dei templi, si privano le città dei loro segni simbolici e le sculture da Fidia a Scopas a Prassitele sono portate oltre il mare e qui spesso copiate in marmo o in bronzo. Nel Medioevo l'idea del Museo, della raccolta di immagini-modello, si unisce alla scoperta delle meraviglie del creato; così negli edifìci del potere si concentrano altri segni, corna di narvalo che sono attribuite al liocorno, zanne di mammut, ambre, conchiglie fossili, ed è proprio questo uno dei nuclei più segreti dei tesori regali, naturalmente insieme a preziose, antiche, venerate immagini sacre. Tutti questi, come i tesori delle cattedrali, non sono spazi visitabili, il territorio della memoria è il segno stesso del potere da cui il pubblico, salvo rare cerimonie rituali, è sempre escluso. LA PASSIONE DI PAPI E PRINCIPI II moderno museo comincia a formarsi dal collezionismo dei principi e prima di tutto dei papi, in particolare quelli che si succedono dalla metà del XV secolo ai primi decenni del XVI, da Niccolo "V a Sisto IV, da Giulio II a Leone X, ciascuno con una esperienza diversa del passato. Dunque Niccolo V: nella sua cappella in Vaticano (1446) affrescata da Beato Angelico, si evocano le antichità cristiane, quelle stesse che vengono allora recuperate e tutelate. Sisto IV invece organizza, in accordo con Lorenzo dei Medici, la venuta a Roma dei maggiori artisti centroitaliani, da Botticelli a Perugino, al Ghirlandaio, a Signorelli e li mette all'opera nella sua Cappella dove si evocano modelli antichi, statue romane, sarcofagi, mentre tutto il mondo della classicità romana anima Vactio, i moti d'animo del racconto sulle pareti (1481-83). Quando nel 1506 si ritrova il Laocoonte comincia una vera rivoluzione. La statua è introdotta nelle raccolte papali e viene studiata dai maggiori pittori e scultori, da Michelangelo a Raffaello; è il segno di un collezionismo di pezzi antichi sempre più attento che induce i papi a una tutela particolare per evitare spoliazioni. IL MODELLO ILLUMINISTA Le raccolte d'antichità dei papi sono riservate a una élite, come del resto quelle dei principi; è l'Illuminismo a proporre modelli nuovi e, con l'Enciclopedie, a suggerire divisioni nette fra l'idea dell'arte come creazione assoluta e la concretezza delle tecniche di lavorazione, distinzione che sarà alla base di un altro genere di musei, quelli delle arti e dei mestieri che nasceranno nel secolo XIX. Ma, prima, c'era stata la crisi economica dell'Italia e di Roma nel '600. Roma, da centro produttivo e propulsivo, diventa luogo di costanti svendite e saccheggi, come del resto l'intera Italia: le raccolte del Lou-vre come di Berlino, di Monaco come dell'Ermitage muovono proprio da queste depauperazioni che durano fino al secolo XIX, fino al blocco del 1870, ad Italia unita. Certo i musei dei principi hanno una lunga storia: così i Medici decidono di organizzare le loro collezioni agli Uffizi, al piano nobile, in un ambiente costruito da quel Giorgio Vasari che concepisce le vite degli artisti come modello per una nuova storia; il museo sarà aperto al pubblico dal 1737. Intanto i sovrani di Francia concentrano progressivamente, prima a Versailles e poi al Louvre, le loro collezioni cui aggiungono quelle del cardinale Richelieu (morto nel 1642) e quella del cardinale Mazarino (morto nel 1661). I grandi stati nazionali considerano il Museo come segno del potere: all'Inghilterra va la quadreria dei Gonzaga, a Dresda quelle degli Estensi. Si mantengono dì fatto le collezioni medicee e quelle della Repubblica di Venezia, quasi tutte le altre non reggono alla crisi economica dell'Italia. L'APERTURA AL PUBBLICO Poi, di colpo, una ventata di libertà attraversa l'Europa, quella della Rivoluzione francese che nel 1793 apre al pubblico il Louvre, mentre Napoleone sogna un grande museo dell'arte a Parigi, il Musée Central des Arts, per il quale porta nella capitale opere d'arte da mezza Europa, ma queste in gran parte saranno restituite dopo la sconfitta, nel 1815. Il processo di creazione dei musei è ormai avviato: Caterina di Russia concentra a San Pietrobur-go grandiose raccolte ma il nuovo Museo del-l'Ermitage sarà aperto al pubblico solo nel . 1840. A Londra la National Gallery sarà aperta al pubblico nel 1824 mentre il British Mu-seum era accessibile già nel 1759 e verrà arricchito dai marmi fidiaci di Lord Elgin nel 1817. La regina Vittoria ribattezza il Museo delle arti decorative Victoria and Albert Museum (1899), aperto nel 1909. IL FENOMENO DELLE MOSTRE Nel secolo XIX crescono le grandi collezioni private ma si moltiplicano anche ì tipi di museo, quelli delle città con attenzioni sopra tutto al medioevo, dalla Germania all'Italia, quelli specializzati che spesso nascono da una singola collezione settoriale, quelli volti a documentare le arti orientali. Nel XX secolo si sviluppano i musei americani e ancora le collezioni private aperte al pubblico come musei a sé, o ancora musei dedicati a un singolo artista, il secolo XX è segnato dalla nascita e dalla enorme diffusione dei musei d'arte contemporanea, dal Moma di New York al Beaubourg a Parigi alla Nuova Tate Gallery a Londra. Tutti questi musei sono guidati da un nuovo principe, sia pure a tempo definito: il direttore che compra, presenta opere, costruisce eventi. Finisce una storia, quelle delle collezioni reali come segno di civiltà e ne inizia un'altra, quella delle mostre: lunga durata, avrebbe detto Braudel, contro durata breve.