Cercasi scultura d'autore di 38 tonnellate di peso, disperatamente. È una delle opere maestre di Richard Serra (nella foto), si chiama «Equal-ParallelGuernica-Bengasi» ed è formata da quattro massicci parallelepipedi di acciaio, sul tipo di quelli esposti due anni fa dallo scultore minimalista della transavanguardia al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, per intenderci. Vale miliardi e appartiene - o è più appropriato dire apparteneva? - al museo di arte contemporanea di Madrid Rema Sofia, che lo aveva acquistato per la collezione permanente per circa 36 milioni di pesetas - 200 milioni all'epoca, oggi almeno dieci volte di più - nel 1990. Non si trova più, da almeno due mesi è "missing", sebbene solo ieri la direttrice del Centro di arte Reina Sofia, Ana Martinez de Aguilar, abbia comunicato l'imbarazzante notizia all'autore statunitense. È sparita nel nulla, forse rubata, ma da due mesi la Brigada del Patrimonio Historico della Guardia civil, che indaga sull'ipotesi di reato, non riesce a venirne a capo. C'è addirittura il timore che l'opera sia stata distrutta credendo si trattasse di due banali blocchi di acciaio... «Quanto accaduto è molto grave. Non avevamo detto a Serra ancora nulla perché, prima di farlo, aspettavamo di conoscere la verità». La direttrice del Reina Sofìa è stata costretta a rendere pubblico il presunto "robo" quando ha saputo che il quotidiano conservatore «ABC» l'avrebbe sbattuto in prima pagina. È, in ogni caso, l'unica ad essersi accorta della scultura da 38 tonnellate di acciaio mancante, perché i suoi predecessori - Tomas Lorenz, Maria Corral, ultima direttrice della Biennale di Venezia, José Guirao e Juan Manuel Bonet, rimasto in carica fino al 2004 - nemmeno se n'erano resi conto. Per ricostruire la rocambolesca storia del «Guernica-Bengasi» è necessario fare infatti un passo indietro. Al 1986, quando il Reina Sofia non era ancora un museo nazionale, ma un Centro d'arte dipendente dal ministero di Cultura, che si dedicava all'allestimento di esposizioni temporanee. Fu l'allora direttrice Carmen Gimenez a incaricare l'artista, considerato fra i massimi esponenti della transavanguardia, una scultura che avrebbe fatto parte dell'esposizione inaugurale del complesso di arte contemporanea nell'edificio Sabatini, accanto a opere di Baselitz, Saura, Chillida, Tapies e Twombly. Il pezzo ideato da Richard Serra era formato da due blocchi di acciaio di 148,5 per 500 per 24 centimetri, ed altri due per 148,5 per 148,5 per 24 centimetri. A fine mostra la scultura fu smontata e portata nei depositi. Dove non c'è più traccia.