La realizzazione del Mose a Venezia viola le direttive europee in materia ambientale. È quanto afferma la Commissione europea che ha avviato una procedura di infrazione contro l'Italia, accogliendo il ricorso presentato ormai due anni fa dalla Federazione dei verdi. Il 13 gennaio scorso, infatti, la direzione generale ambiente della Commissione europea ha informato che il 19 dicembre 2005 è stata trasmessa una lettera di messa in mora al governo italiano per violazione della direttiva 79409Cee. Spetta adesso al governo, italiano adottare le misure conseguenti a quanto richiesto oppure rispondere motivatamente all'atto formalmente trasmesso dagli uffici di Bruxelles, il tatto entro 90 giorni. Una volta ricevuta la risposta italiana, la Commissione dovrà decidere se procedere ulteriormente (ma a questo puntò appare inevitabile); scatterebbe cosìil deferimento dell'Italia di fronte alla Corte di giustizia europea. Il reclamo dei Verdi era stato presentato subito, dopo l'approvazione, da parte del Comitato istituzionale per la salvaguardia di Venezia, dèlia delibera che autorizzava alla redazione del progetto esecutivo e alla realizzazione delle opere di regolazione delle maree sulla base del progetto definitivo approvato dal Magistrato delle acque. Come è noto l'opera, inserita anche fra le opere previste dal primo programma attuativo della Legge obiettivo, è finalizzata alla regolazione delle maree e all'esigenza di ridurre i disagi derivanti dal fenomeno dell'acqua alta e dovrebbe costare circa 3,7 miliardi di euro. Nel reclamo presentato dai Verdi era stato segnalato come buona parte degli atti procedimentali avviati sarebbero dei tutto elusivi degli obblighi che incombono all'Italia, quale stato membro dell'Unione europea, relativamente alla valutazione di impatto ambientale di un'opera così rilevante, che prevede la costruzione di isole artificiali; dighe, moli che nell'insieme modificano in modo irreversibile l'intera morfologia lagunare - e che si inserisce in un contesto ambientale tutelato ai sensi della Direttiva: «Uccelli», la. n. 79409Gee - e della Direttiva «Habitat» 9243Cee. La Commissione, europea ha accolto i rilievi;presentati nel reclamo in merito alla violazione della direttiva 79403, accusando l'Italia di «non avere identifica to né adottato, in riferimento agli impatti sull'area della laguna di Venezia conseguenti alla realizzazione dell'opera, le misure idonee a prevenire l'inquinamento o il deterioramento degli habitat, nonché le perturbazioni dannose agli uccelli aventi conseguenze significative alla luce degli obiettivi derivanti dall'articolo 4 della direttiva 79409». La norma europea, in particolare, elenca le specie per le quali ogni singolo stato membro dell'Unione europea deve stabilire «misure speciali di conservazione per quanto riguarda l'habitat, per garantire la sopravvivenza e la riproduzione di détte specie nella loro area di distribuzione, classificando come zone di protezione speciale i territori più idonei in numero e in superficie alla conservazione di esse. In queste zone, dice la direttiva, gli stati membri sono tenuti ad «adottare misure idonee a prevenire, nelle zone di protezione, l'inquinamento o il deterioramento degli habitat», obbligo previsto anche «al di fuori di tali zone di protezione». In sostanza, quindi, la Commissione europea accusa l'Italia di non avere adottato queste misure di protezione dell'ambiente previste dalla direttiva.