Stato e Regione pronti a tagliare 4 milioni di fondi Pietrantonio: la stagione sinfonica è a rischio Un'altra sforbiciata così e dovranno prendere i violini in affitto. Doppio colpo ieri sul Lirico di Cagliari, o meglio sulle sue casse: insieme alle conferme romane sul giro di vite programmato dal governo, sono arrivate le brutte notizie cagliaritane col taglio ai fondi della Regione per il teatro. «Complessivamente temiamo di perdere quattro milioni di euro, due da una parte e due dall'altra» riassumeva il sovrintendente Maurizio Pietrantonio in tarda mattinata, appena uscito da una riunione convocata d'urgenza tra i suoi collaboratori per fronteggiare l'emergenza austerity. Fin troppo facile tirare le somme: il bilancio del Lirico, portato a 27 milioni con economie e colpi di lesina anche sulla bolletta elettrica, rischia di scendere a quota 23 milioni. Considerato che il personale ne costa 16 e altri 5 milioni se ne andranno con le spese fisse, quel che resta per la sopravvivenza artistica è pochino. Per dirla con Pietrantonio, «una situazione così drammatica non si era mai registrata». Che cosa succederà in via Sant'Alenixedda? «Io non voglio creare allarmismo ma questo doppio taglio certamente mette in ginocchio la maggiore realtà culturale sarda. E se consideriamo la politica tariffaria del Lirico, l'attenzione alle fasce più deboli della società, le scelte di decentramento e la collaborazione con tante realtà locali, questo è un colpo anche al sociale, non solo alla cultura». Dove si ripercuoteranno i tagli: sulla pianta organica o sulla programmazione? «Un momento, noi per ora stiamo formulando delle ipotesi. Certo, un piano di emergenza è in preparazione ma ovviamente andrà sottoposto al consiglio d'amministrazione e presentato ai sindacati. Le difficoltà vanno affrontate insieme, con compattezza e spirito solidale. I tagli comunque saranno forti e questo fa male a tutti. A me poi dispiace in modo particolare perché veniamo da due anni dedicati a riequilibrare il conto economico, abbiamo raggiunto il pareggio tanto nel 2004 quanto nel 2005 lasciando inalterati i livelli occupazionali e mantenendo ottime la quantità e la qualità delle produzioni. E non lo dico io, ma l'andamento degli abbonamenti: la scorsa stagione c'era stato un aumento del 10 per cento, ora ce n'è stato un altro del 5 per cento con 500 nuove sottoscrizioni. Meglio di così non poteva andare, e badi che lo dico alla lettera: con 11946 abbonati tra lirica e sinfonica siamo alla capienza massima». Torniamo al piano d'emergenza: taglierete posti di lavoro? «Ho il massimo rispetto per i lavoratori del Lirico e la loro professionalità: farò di tutto contro qualunque ipotesi in questo senso, ma non posso fare fughe in avanti rispetto alle decisioni del consiglio d'amministrazione». Seconda opzione: a farne le spese sarà il cartellone. «Abbiamo assunto un impegno e ci terrei molto a lasciare inalterata la programmazione, che tra l'altro è stata studiata e progettata lo scorso anno». Quindi anche volendo non può tagliare. «Sulla lirica di questa stagione no: di anno in anno siamo costretti a fare scelte basandoci solo sulle entrate certe, e per prudenza le calcoliamo al ribasso; ma certo non potevamo prevedere un colpo di mannaia del genere. Certo, la stagione dell'anno prossimo andrà studiata in modo particolare». E la sinfonica? «Lì siamo ancora in tempo per rimodulare la stagione autunnale e fare delle economie, è una possibilità». L'altra possibilità qual è? «Cancellarla in blocco». Salvo Nastasi, direttore generale del ministero della Cultura, dice che vanno tagliati i cachet degli artisti. «Ma noi i cachet li stiamo rivedendo già da due anni, abbiamo già risanato e risparmiato il risanabile e il risparmiabile. Per intenderci: la media nazionale è di 400 dipendenti e noi ne abbiamo 270. Che dobbiamo fare? Certo, ora il decreto ci da la possibilità di non accollarci più i costi di alcune produzioni». Nel senso che paga lo Stato? «No, nel senso che possiamo rinunciare a farle». In compenso il decreto istituisce la Conferenza di voi sovrintendenti. «Mah, mi sembra più che altro una stanza dove potremo andare a piangere tutti insieme».