AMELIA (Terni) Un boato ha spezzato il silenzio che alle 7,05 regnava sulla centralissima Piazza XXI Settembre ad Amelia. I pochissimi che erano per strada a quell'ora hanno volto lo sguardo: lì, dove da 2.500 anni si ergevano le mura, ribattezzate «ciclopiche» per dare un nome al mito, si era aperta una voragine di pietra e terra. Due millenni sbriciolati, una trentina di metri di mura risalenti al V-IV secolo avanti Cristo, blocchi di pietra poligonali alti più di una dozzina di metri, crollati a terra. La storia mischiata con presenze incongrue, un escavatore rigirato con un giocattolo, impalcature di cantieri piegate come fuscelli. Per fortuna era mattina presto e nessuno è rimasto coinvolto nel crollo. «Eccezionalmente racconta il sindaco Fabrizio Bellini, ancora sotto choc la strada era chiusa per lavori da tre giorni. Doveva passare un'auto-gru. Se fosse stata aperta, si sarebbe rischiata la tragedia. Ma è stato davvero un brutto risveglio». Ci sono volute diverse ore ai vigili del fuoco di Amelia e Terni, assieme ai vigili urbani e ad altre forze dell'ordine, per scoprire che non c'era nessuno sotto quelle macerie. Geofoni e termocamere in azione a caccia di eventuali presenze, poi l'allarme è rientrato. Ma, se c'è sollievo per la mancanza di vittime, resta il dolore per una ferita grave al patrimonio archeologico. Le mura ciclopiche, dette anche «pelasgiche» perché la leggenda le voleva realizzate dagli antichi Pelasgi, sono costituite da grandi blocchi di pietra calcarea sovrapposti, connessi a secco, senza uso di calce. La loro storia è incerta, alcuni tratti risalirebbero al VIII secolo a.C, l'intervento più importante pre-romano è del IV secolo. Alcuni tratti delle mura poligonali furono sopraelevati in epoca medievale. Una cinta lunga quasi 800 metri che circondava il centro di Amelia, spessa oltre tre metri in alcuni tratti e con altezze vicine ai 10 metri. «Per recuperare le mura e salvarle - racconta il sindaco Bellini la Regione aveva concesso nel 2001 un finanziamento di 4 milioni e mezzo di euro. Stiamo ancora verificando cosa abbia provocato il crollo, che ha interessato LE ORIGINI La data è incerta. Alcuni tratti risalirebbero al VII secolo a.C. L'intervento più importante pre-romano è del IV secolo sia il tratto medievale che quello preromano, in una zona di confine tra la parte interessata dai lavori di recupero e il tratto che deve essere consolidato. Non credo ci siano responsabilità dei lavori, lo sbriciolamento può essere provocato dal maltempo o dai secoli». Il crollo delle mura sarà l'argomento del consiglio comunale straordinario, aperto anche alla popolazione, convocato per oggi alle 10,30. Anche per la soprintendente dei Beni archeologici dell'Umbria, Maria Ro-saria Salvatore, il crollo delle mura ciclopiche può essere stato provocato dal maltempo. «Non penso a motivi che possano far scattare inchieste giudiziarie. I lavori erano fermi, proprio per le piogge. È un grave colpo al patrimonio archeologico afferma e lo è anche per l'immagine. Le mura di Amelia rappresentavano un esempio raro di cinta preromana, sicuramente erano le più famose dell'Umbria. Davano un'immagine di inamovibilità, di sicurezza, di protezione. Mi auguro che si possa ripristinare la situazione originaria. Non sono ancora andata ad Amelia, c'erano i miei ispettori. Il problema saranno i fondi. Ma penso che ci siano le risorse per un primo restauro».
Boato ad Amelia, crollano le mura ciclopiche
A Amelia, in Umbria, è crollata una sezione delle mura ciclopiche, un patrimonio archeologico di 2.500 anni. Il crollo è avvenuto alle 7:05, quando la strada era chiusa per lavori. La struttura era stata costruita con blocchi di pietra poligonali e risaliva al V-IV secolo a.C. Il sindaco di Amelia, Fabrizio Bellini, ha dichiarato che il crollo non è stato causato dai lavori, ma potrebbe essere stato provocato dal maltempo. La soprintendente dei Beni archeologici dell'Umbria, Maria Rosaria Salvatore, ha confermato che il crollo è un grave colpo per il patrimonio archeologico e per l'immagine della città.
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