Gennaio è il mese della delega ambientale. Quanto accadrà nei prossimi venti giorni condizionerà 1' ambiente italiano, ecosistemi e inquinamenti, norme e fatti, politiche e cronache per i successivi due anni. Almeno. Il ministro contro 1'ambiente vuole assolutamente "emanare" il decreto-mostro di 6 parti, 318 articoli e 45 allegati (confusi e illeggibili) che "semplifica" la legislazione italiana. Il 15 dicembre 2004 ha ricevuto una delega con voti di fiducia sia alla Camera che al Senato (estorti alla sua stessa maggioranza, senza consenso di merito). Un anno fa ha nominato discrezionalmente una commissione quasi tutta compiacente, riunendola poco e chiedendo improvvisamente il 5 ottobre di esprimersi su cinque schemi apparsi 1a settimana prima che non avevano mai visto né discusso (elaborati da "altri", suoi amici), via posta elettronica, dopo averli esaminati congiuntamente per poche ore e individualmente per pochi giorni, tralasciando senza motivazione una proposta sulle aree protette. Un unico testo che "fonde" i cinque schemi è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 25 novembre ed è giunto alle Camere il 6 dicembre, senza il previsto parere della conferenza unificata. I compiacenti presidenti lo hanno assegnato alle commissioni facendo scattare il termine dei 30 giorni. Sono appena scaduti. Ora, durante le vacanze. La stessa maggioranza ha chiesto qualche ora in più. L'esame continua durante questa settimana. I relatori di maggioranza (uno alla camera, quattro al Senato ovvero uno per partito del centrodestra) parlano apertamente di errori, refusi, perplessità, riserve, violazioni della disciplina comunitaria, giustificati rischi di contenziosi e ricorsi. Le schede predisposte dai servizi studi legislativi citano impietosamente contraddizioni, sovrapposizioni, vuoti. Tutti i soggetti interessati contrastano il testo, basta leggere i verbali delle audizioni argomentate e documentate. Le regioni (tutte, anche quelle poche del centrodestra) hanno indicato vari profili di incostituzionalità. Province e comuni hanno elencato tutte le invasioni di campo nei confronti delle loro competenze, entrando nel merito con osservazioni critiche puntuali su decine di articoli. E trecento scienziati si sono rivolti al presidente Ciampi per impedire lo scempio. Il ministro contro l'ambiente ha bollato i poveri contestatori come «immobilisti reazionari», dichiarando di voler andare comunque avanti. Non avendo attuato, promosso, realizzato una sola politica ambientale vuole poter dire in campagna elettorale che, però, ha cambiato tutte le leggi. Dunque, forse, il decreto arriverà. Deputati e senatori della maggioranza in scadenza daranno un lungo parere pieno di condizioni e emendamenti ma favorevole? I ministri competenti e incompetenti chiederanno qualche giorno in più per ricevere almeno un parere della conferenza unificata, lo avranno negativo e approveranno in consiglio il testo definitivo? Il capo dello Stato riceverà un testo enorme e confuso, con ricorsi alla corte in itinere, appelli contrari di esperti, giudizi pessimi di tutte le forze sociali ma non potrà far nulla? È uno scenario probabile. A fine mese potremmo trovarci in pieno terremoto. Dopo cinque anni di condoni e licenze ad inquinare avremo la "precarizzazione" di tutta la normativa, un lungo periodo di incertezza costituzionale, conflitti istituzionali, vuoto amministrativo, confusione diffusa. Ne usciremo. Entro due anni nuovo Parlamento e nuovo governo, sulla base della stessa delega, possono rimettere ordine. L'Europa interverrà subito, la Commissione e la Corte di giustizia segnaleranno tutti i già annunciati contrasti con le direttive comunitarie. Dovrà pronunciarsi la Corte costituzionale. Vi saranno una miriade di ricorsi alla giustizia amministrativa, giudiziaria, penale. Un terremoto dal quale usciremo prima o poi. Dico un paio di anni, spero meno. Chi, può, nell'attuale maggioranza, soprattutto chi ha incarichi nelle istituzioni costituzionali, rifletta bene. Forse un altro scenario è ancora possibile: un atto parlamentare che proroghi i termini della delega, che consenta ai nuovi eletti di approfondire seriamente l'articolato.