Costa scrive a Bankitalia e a Chiamparino: «Mettiamo fine alla custodia giudiziaria per esporli in città» I monili dei re e delle principesse sono sotto sequestro giudiziario da oltre 50 anni e custoditi in un caveau rigorosamente chiuso al pubblico Chiamparino pronto a collaborare L'obiettivo è metterli in mostra in occasione del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia che si terrà nel 2011 Forse i più giovani non lo sanno neppure che anche l'Italia ha i gioielli della corona. Monili, bracciali, orecchini per un valore stimato che oscilla da 1,5 a 2 miliardi di euro, che come a Londra sono supersorvegliati e protetti da sistemi di allarme sofisticati. Quelle meraviglie che in Inghilterra si possono ammirare pagando un biglietto non si possono però vedere nel nostro Paese perché sepolte «vive» dentro un caveau della Banca d'Italia e letteralmente rinchiuse dentro una camicia di forza burocratica che le tiene prigioniere da oltre 60 anni per effetto del sequestro giudiziario scattato dopo la caduta della monarchia. Il presidente della Provincia di Cuneo, Raffaele Costa (Fi), è però intenzionato a dare una spallata al muro che separa gli italiani dai loro tesori. E così, in una lettera al ministro dell'Economia, al Governatore della Banca d'Italia e al sindaco di Torino, ha proposto di «mettere fine» alla custodia giudiziaria dei gioielli che dura da decenni e ha chiesto l'istituzione di una commissione che decida sul trasferimento a Torino del tesoro. «Sarebbe un bel regalo alla città sabauda - ha osservato Costa - magari in occasione delle ormai imminenti Olimpiadi. Ho avuto modo di recarmi nel 2001 alla Banca d'Italia per acquisire elementi certi sul cosiddetto Tesoro della corona per l'avvio di una procedura che consentisse l'utilizzazione dei gioielli che si trovano nella "sacrestia" della Banca da quasi 60 anni, cioè dalla fine della monarchia». In tutti questi anni, i preziosi (oltre 6mila brillanti e altri monili) sono rimasti chiusi in un unico contenitore adeguatamente controllato e sottoposto a una sola dettagliata verifica, 30 anni fa, con immediato sequestro da parte della magistratura romana. «Non sta a me ovviamente indicare chi sia il proprietario dei gioielli - dichiara Costa - che costituiscono però un segno della Storia d'Italia e che sono entrati nel patrimonio del nostro Paese. Il valore dei beni, prima che economico, è di natura storica. Ciò che appare strano e illogico - ha concluso - è che debbano continuare a restare nascosti nei forzieri della Banca d'Italia: le gioie potrebbero essere esposte, altrettanto protette, in una sede adeguata che potrebbe essere, non è solo campanilismo il mio, quella di Torino, prima capitale d'Italia». L'idea è stata accolta con favore dal sindaco, Sergio Chiamparino, che ha sposato l'iniziativa dicendosi favorevole alla costituzione della commissione che avrebbe come obiettivo quello di far migrare il tesoro da Roma a Torino, dalla Capitale attuale a una «ex». Il tempo però è tiranno, difficilmente si riuscirà a ottenere un risultato per l'inizio dei Giochi, in realtà il dibattito innescato da Costa potrebbe avvicinare la prospettiva di ottenere i gioielli in tempo per il 2011, quando a Torino si celebreranno i 150 anni dell'Unità d'Italia. L'ipotesi di esporre i monili è stata un cavallo di battaglia con molti padrini. Ci provò il sindaco di Torino, Valentino Castellani, che nel 1996 si pronunciò apertamente a favore del dissequestro, appoggiato anche da due assessori torinesi di allora, Gianpiero Leo e Ugo Perona. La proposta non ebbe seguito nonostante la disponibilità della Fondazione Crt di Torino a farsi carico di taluni oneri. Nel decennio di governo della Regione anche il presidente Enzo Ghigo non fece mancare il suo apporto con analoghe richieste cadute però nel vuoto per l'indisponibilità del ministero della Giustizia, incapace di liberare il tesoro dai vincoli burocratici. «Il Ministro della Giustizia e così il Ministro dei Beni Culturali - ha raccontato Costa ripercorrendo la travagliata storia dei gioielli di Casa Savoia -avevano altresì dichiarato, dieci anni fa, che nulla ostava al trasferimento a Torino. E, da parte della Banca d'Italia, venne detto, ufficiosamente, che una volta rimosso il vincolo giudiziario della Procura di Roma si potevano restituire i beni a chi dimostrasse "sulla base di una tutela idonea" di averne diritto». Il nodo non fu mai sciolto. L'assessore torinese Leo propose di mantenere i gioielli in possesso della Banca d'Italia sede di Torino fino a quando non fosse stata fatta chiarezza sulla piena titolarità dei beni, suggerimento che oggi è stato ripescato dallo stesso Costa. Anche se qualcuno già sogna di farne collezione permanente per un museo di Casa Savoia, da allestire magari in una delle splendide ma vuote residenze sabaude. Si porrebbe così fine a una questione che si trascina da anni e che affonda le sue radici nei lontani anni '43-'44 quando i militari tedeschi, subito dopo l'armistizio, non riuscirono a impadronirsi dei monili per merito d'alcuni funzionari dello Stato che li nascosero in una grotta, nei cunicoli sotto via Nazionale, dove appunto ha sede la Banca d'Italia. Operazione che avvenne con il consenso del governatore di allora della Banca d'Italia, Vincenzo Azzolini, che utilizzò il lavora di un muratore, Enrico Fidani, il quale seppe mantenere il segreto durante i lunghi mesi dell'occupazione tedesca. Fu così che il tutto potè essere recuperato permettendone la consegna, esattamente il 6 giugno '44, alla famiglia reale nella persona di Umberto II di Savoia nel frattempo divenuto Luogotenente. Esattamente due anni dopo, Umberto II di Savoia (alla vigilia dell'esilio) consegnò i gioielli al ministro della Real Casa, Falcone Lucifero, con l'ordine di affidarli al Governatore della Banca d'Italia.
Tesoro dei Savoia: Torino ci riprova
Il presidente della Provincia di Cuneo, Raffaele Costa, ha scritto a Bankitalia e al Governatore di Chiamparino, chiedendo di mettere fine alla custodia giudiziaria dei gioielli della corona, che sono stati sequestrati da oltre 50 anni e custoditi in un caveau rigorosamente chiuso al pubblico. Costa sostiene che i gioielli sono un segno della storia italiana e dovrebbero essere esposti in una sede adeguata, come la città di Torino, che è stata capitale d'Italia. Il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, ha accettato l'iniziativa e ha proposto la costituzione di una commissione per decidere sul trasferimento del tesoro a Torino.
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