Alla fine di luglio scorso la Camera ha approvato una legge a favore dei piccoli Comuni con uno stanziamento di 25 milioni di euro all'anno (circa 50 miliardi di vecchie lire), gestito dai ministeri dell'Economia, dei Beni Culturali e delle Infrastrutture. Ai quali si è pensato di aggiungere l'Anci - l'associazione nazionale dei Comuni italiani - le Regioni e, perché no, i Comuni destinatali beneficiari, scelti non si sa da chi. Insomma un guazzabuglio destinato a partorire decisioni stravaganti. E contestabili. Sarà adesso il Senato, al quale il disegno di legge è stato trasmesso nell'ottobre scorso, a stabilire se lo stanziamento dovrà servire per la valorizzazione, la tutela, il recupero dei borghi "più antichi" oppure di quelli "più belli". Dico subito che l'idea di premiare i "borghi più belli" mi pare demenziale. E soprattutto pericolosa. Per il semplice fatto che, non esistendo un paradigma del "bello", l'assegnazione dei fondi diventerebbe estremamente soggettiva e perciò non immune da favoritismi e clientelismi. Ma l'aspetto che più mi preme di evidenziare è quello economico. Pur avendo ben altro di cui preoccuparsi e occuparsi (il debito pubblico, la spesa corrente, la sanità, la giustizia, la devoluzione, il terrorismo. ..) i nostri parlamentari trovano il tempo e la voglia di impegnarsi in questa iniziativa perché sta molto a cuore a tante star del giornalismo, dello sport e dello spettacolo, che hanno scelto i piccoli Comuni come loro residenze fiscali. Nel mio libro "L'assalto alla diligenza" è riportato il dato che i Comuni italiani al di sotto dei tremila abitanti sono ben 7.129 su un totale di 8.101, e che sono amministrati da ben 185.344 tra consiglieri comunali, sindaci, vice e assessori con un costo annuo di 1.649.650.600 milioni euro, a meno dei benefit e dei consulenti che non mi è stato possibile conoscere ma che, certamente, comportano la spesa di altri milioni di euro. Si aggiunga che ben 5.475 di questi Comuni sono compresi nelle 365 Comunità montane che, a loro volta, sono affidate a ben 27.375 amministratori con un costo annuo di 181.450.000 euro e si avrà questo allucinante quadro: per amministrare 7.129 Comuni e 365 Comunità montane spendiamo qualcosa come un miliardo e 800 milioni di euro l'anno, affidati a un esercito di 212.719 "professionisti della politica" ossia dei "dilettanti dell' amministrazione". I quali, secondo gli statuti dei Comuni e delle Comunità montane, hanno anche il compito di valorizzare, tutelare, recuperare i beni storici e culturali mediante i piani di sviluppo socioeconico. Che (si legge negli Statuti delle Comunità montane) "consistono in un insieme fattibile e coerente di scelte logiche che contengono elementi di progettualità e si concretizza in un dinamico mezzo di governo che connette in sequenza finalità, obiettivi, risorse, azioni e risultati in un continuo flessibile divenire". Quando si dice, parole in libertà. Lo scioglimento delle Camere entro il prossimo 28 gennaio dovrebbe servire a scongiurare il pericolo che i senatori approvino questa cervellotica e dispendiosa legge. Ma ove mai dovessero farlo in un sussulto di efficienza richiamerei la loro attenzione sulla necessità di sopprimere almeno le amministrazioni elettive dei 5.475 Comuni compresi nelle Comunità montane per una evidente sovrapposizione di funzioni. Soppressione che auspico comunque per mandare a casa 142.350 professionisti della politica e di affidare l'amministrazione di questi piccoli Comuni a city manager, prelevandoli tra i tecnici in organico nelle amministrazioni regionali, provinciali e comunali. Per ottenere efficienza e competenza. E anche il risparmio di notevoli risorse economiche.
Piccolo è bello, specie se antico
La Camera ha approvato una legge che assegna 25 milioni di euro all'anno ai Comuni italiani per la valorizzazione, tutela e recupero dei borghi antichi e belli. Il disegno di legge è stato trasmesso al Senato, che dovrà stabilire come verranno utilizzati i fondi. L'autore dell'articolo critica l'idea di premiare i "borghi più belli" e preoccupa per l'estrema soggettività e il potenziale di favoritismi e clientelismi. L'autore sostiene che i Comuni italiani al di sotto dei 3.000 abitanti sono 7.129 e che sono amministrati da 185.344 funzionari con un costo annuo di 1.649.650.600 milioni euro.
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