«Un girone così non l'ho immaginato neppure io». Forse questa sarebbe la frase che direbbe Dante dopo aver rivisto la 'sua' Firenze. Atterrando al piazzale del Poggio Imperiale, di fronte alla villa medicea, ammirerebbe la facciata cinquecentesca. Peccato, però, il rischio potrebbe essere quello di inciampare nei cassonetti "irremovibili". Ma Dante non è tipo che si arrende. Armato di elmetto, non si sa mai visto che dal Bargello e non solo cadono pezzi di cornicione, il nostro fantomatico poeta prosegue il suo tour. Il fascino del centro lo spinge a inoltrarsi nei vicoli medievali della città. Ed ecco alzarsi il sipario sullo show: cassonetti straripanti di spazzatura, cartacce ovunque, file di bottigliette abbandonate, escrementi di cavallo tra cui fare lo slalom. La nostra guida va avanti sgomitando tra orde di turisti 'incantati' di fronte ai mimi che assediano il loggiato degli Uffizi. Una bella foto ricordo con il Faraone all'angolo di via della Ninna e si riparte. Più che il loggiato del Vasari sembra la Rambla di Barcellona. Stessa scena in piazza Duomo tra scarichi di autobus, transenne e impalcature. Cerchiamo un po' di pace in piazza Santa Maria Novella. Qui più che Firenze sembra una succursale delle Filippine, specialmente il giovedì pomeriggio. E tra il pratino e il vicino sottopassaggio della stazione si cammina su un tappeto di bottiglie di birra. Perfino la lussuosa via Tornabuoni, la sera, è assediata dai sacchetti della nettezza. Il maestro rimpiange le sue bolge. Quelle, in definitiva, sono solo infernali. Le strade, per il continuo passaggio di auto e bus, sembrano un formaggio gniviera: buchi ovunque. Dove sono finiti i lastricati di pietra serena? Le domande arrovellano il 'nostro cervellone' che inciampa nelle transenne arrugginite piazzate sull'ennesimo cantiere. Le domande non finiscono. Perché l'ex cinema Apollo è ridotto in quello stato di degrado e abbandono? Disorientato, il maestro chiede lumi. La risposta non lascia spazio a dubbi: «Bisognerebbe non avere più vista, udito e olfatto per non accorgersi del degrado imperante. La sporcizia, oltre alla vista inquina anche l'olfatto». Sottobraccio al 'maestro' ci inoltriamo nel vicolo del Gomitolo d'Oro. Cos'è quest'odore? Esalazioni della palude Stigia? No, un cartello chiarisce: «Si prega di non urinare», ripetuto in arabo e in inglese. Di corsa ce ne andiamo e finiamo in piazza Brunelleschi. Il muro che fiancheggia l'Università è imbrattato da sfregi, croci celtiche, falci e martello, da murales non sempre artistici. Per fortuna ci siamo capitati di giorno. Di notte bisogna anche guardarsi alle spalle. Dante, scuote la testa e, stremato, se ne torna nel tranquillo avello di Ravenna. Insomma, non sempre l'esilio è il male peggiore. Non possiamo dargli torto.
A spasso per Firenze
Un giornalista descrive la sua esperienza di visita a Firenze, città che sembra essere stata trasformata in un "inferno" di sporcizia e degrado. La guida si inoltra nei vicoli medievali, dove trova cassonetti straripanti di spazzatura, cartacce e bottigliette abbandonate. La piazza Duomo è affollata da turisti e veicoli, mentre la via Tornabuoni è assediata dai sacchetti della nettezza. Il giornalista rimpiange le sue bolge e chiede lumi sul degrado della città. La risposta è che la sporcizia è un problema diffuso e che la città non ha più vista, udito e olfatto per non accorgersi del degrado.
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