DOMENICA, vedendo le persone contente dì fare la coda per entrare a Palazzo Madama, ho riflettuto sull'opportunità della gratuità dei musei. Mi sono detto che può essere meglio rinunciare ai proventi di un museo mezzo vuoto in cambio di un museo più frequentato». Questa la considerazione fatta ieri dall'assessore per la Cultura Fiorenzo Alfieri durante la tavola rotonda su «Principi e mecenati. L'evoluzione del rapporto tra arte, committenza e collezionismo», svoltasi in mattinata nella sede della Fondazione Crt per presentare la mostra «Corti e città», che aprirà il 7 febbraio alla Promotrice. A dibattere sul tema, moderati da Philippe Daverio, lo storico dell'arte Enrico Castelnuovo e il direttore del Fai Marco Magnifico, accanto a Marisa Bruni Tedeschi, che ha donato al museo di Palazzo Madama la collezione di miniature antiche del marito, e a Marco Galateri di Genola, il cui nonno Vincenzo Fontana lasciò allo stesso museo, nel 1909, trentacinque tavole di fine '400 e inizio '500 che andarono a costituirne il primo nucleo di pittura. L'intervento di Alfieri voleva essere una risposta alla domanda di Daverio: «Può il Comune di Torino, o in genere la pubblica amministrazione, essere considerata alla stregua di un mecenate?». Risposta che aveva tutta l'aria di una proposta, avanzata in un momento in cui il tema è all'ordine del giorno. Proprio in questo periodo a Bologna si è deciso di introdurre l'ingresso libero nei musei, consuetudine già da tempo in uso nei paesi anglosassoni. Ma a Torino potrebbe funzionare? «Le mostre vanno pagate, ma le collezioni, se vogliamo che il pubblico ritorni, devono essere accessibili liberamente, almeno in certi casi. Già un anno fa avevo proposto al consiglio di amministrazione della Fondazione Torino Musei di aprire la Gam gratis nei giorni festivi, si è optato poi per il martedì dice il direttore del museo di via Magenta Pier Giovanni Castagnoli Chi come mesi è formato negli anni del'68, non può che condividere questa impostazione, anche perché i musei si tengono aperti grazie ai soldi della comunità. E poi, l'ingresso libero può contribuire ad abbattere una sorta di barriera psicologica, ad avvicinare al museo un pubblico che altrimenti non ci entrerebbe». «Il problema si pone per i musei che hanno scarso afflusso, non certo per quello del Cinema, i cui visitatori, 385mila nel 2005, aumentano ogni anno dice Alberto Barbera, direttore alla Mole La biglietteria ci ha fornito lo scorso anno 650mila euro, come potremmo rinunciarvi? Non può essere questo un discorso generale, occorre valutare caso per caso». È poco favorevole alla proposta di gratuità anche il presidente della Fondazione Antichità Egizie Alain Elkann: «I proventi della biglietteria servono per migliorare il museo, se vi rinunciamo si devono trovare altre fonti di entrata. In Italia ci sono pochi soldi per la cultura e quei pochi vengono tagliati: e allora, come si fa a togliere i biglietti? Credo inoltre che sia giusto chiedere un piccolo sforzo che autorizza poi il pubblico a chiedere in cambio che il bene venga tutelato». Assolutamente contrario all'ingresso libero è infine il direttore del Fai Marco Magnifico: «Tutti oggi possono sentirsi mecenati: ma per questo occorre pagare qualcosa, anche solo un euro».