L'obelisco di Axum è tornato quello di un tempo: l'ultimo simbolo dell'avventura coloniale italiana durante il fascismo ha superato l'ennesima prova. Quasi un anno fa, il 27 maggio pochi minuti prima della mezzanotte, un fulmine colpì la stele e solamente da qualche giorno è terminato il restauro. «Sì, è finito - ha dichiarato il sovrintendente ai Beni Archeologici di Roma Adriano La Regina -. L'effetto visivo è tornato quello di prima: grazie alla collaborazione dell'Istituto Centrale del Restauro e del Comune siamo riusciti a portare a termine i lavori per ricomporre l'obelisco». Lo scorso maggio una miriade di schegge e una quarantina di pezzi caddero in terra: gli stessi che si staccarono dalla stele quando nel 1937 fu portato a Roma dall'Etiopia per ordine di Mussolini. Un destino movimentato quello del celebre monumento di Axum, ma ancora non è finita: al più presto tornerà nel suo paese d'origine. Il 19 luglio dello scorso anno, infatti, il Consiglio dei ministri ha firmato il provvedimento che «avvia le procedure per la restituzione dell'obelisco all'Etiopia». Le fasi del lungo e complesso percorso che nei prossimi mesi porterà la stele, alta 24 metri, in terra africana sono ancora sul tavolo dei lavori. «Le questioni da risolvere sono tre - ha spiegato il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica. Il taglio della stele rappresenta il primo passo e la ditta "Lattanzi" di Roma si è già aggiudicata la gara. I pezzi da trasportare dovevano essere tre: sono diventati quattro, in quanto l'obelisco ha una parte molto pesante che si trova sotto terra, una specie di bulbo del monumento». Dalla "Lattanzi" i tecnici fanno sapere che non si dovrebbero incontrare problemi, nonostante il variegato materiale di cui è composto l'obelisco. Seconda tappa del percorso: sosta in un magazzino demaniale. In attesa di cosa? Di compiere la traversata: «II trasporto - ha continuato Mantica - deve ancora essere assegnato, attraverso una gara. L'aereo come mezzo per raggiungere l'Etiopia è stato voluto dal Governo africano, ma solo due tipi di aerei al mondo portano blocchi da 5060 tonnellate e chissà se la pista d'atterraggio in Etiopia reggerà l'immenso peso della stele». Una volta arrivato ad Axum l'Italia continuerà a seguire con un occhio l'obelisco: «II Governo locale ci ha chiesto aiuto, al di là della consulenza che era già prevista nell'accordo. Non sarà facile muoversi ad Axum; intanto per i primi di maggio è stata programmata una riunione al Ministero».