«Ha senso ritenere un'occasione persa per Venezia il fatto che l'Hermitage di San Pietroburgo, non apra una sede secondaria in Italia a Venezia? Secondo noi non ha senso. Il grande museo russo è un museo di grande valore e rinomanza, che nelle sue 80 sale espone sostanzialmente la storia dell'umanità, con una accentuazione verso le arti visive (che culmina nell'eccezionale raccolta di Matisse). E' certamente uno dei maggiori musei al mondo, memoria e orgoglio di quella città che è passata da Pietro il Grande, che la fondò, a Putin che vi ha celebrato il tricentenario con pompa trattandosi della sua città natale.La tendenza dei grandi musei ad aprire delle sedi secondarie altrove non ha tratti di particolare originalità, e anzi rappresenta una tendenza degli ultimi decenni, inaugurata da alcune delle principali fondazioni americane e che ha registrato occasioni di crescita o di rafforzamento dell'offerta culturale in territori o ambiti che non riuscivano, da soli, a rappresentare una significativa identità sia culturale che di offerta turistico-culturale. Da tempo si è però diffusa anche la convinzione che non sempre la cultura deve raggiungere il pubblico, ma è anche il pubblico a dover viaggiare, spostarsi per acquisire quanto il grande museo o la grande università offrono al mondo, nel loro ambiente originario, dove tutto si moltiplica in un gioco di specchi culturali che ingigantisce la potenzialità di esperienza per il cittadino del villaggio globale, visitatore o studente che sia. Naturalmente qui non si discute la scelta di una Città come Verona, ricca di arte e di storia, mèta di turismo internazionale e quantitativamente significativo. Si intende solo e invece esprimere la convinzione che la Città di Venezia non abbia la possibilità e la necessità di ampliare ulteriormente la propria offerta espositiva, la cui sostenibilità è proporzionata ai flussi turistici che la attraversano stagionalmente, richiamati dalla già ricca storia morfologica e monumentale, con una rete di strutture museali permanenti e una complessa serie di attività temporanee, nell'arte come nello spettacolo. E le presenze di altri soggetti nel tessuto cittadino (Guggenheim o Pinault) indicano percorsi di radicamento originali e non semplicemente "decentrati" a Venezia. L'impegno della Fondazione Venezia e della Fondazione La Biennale di Venezia, come di tutte le istituzioni culturali e pubbliche veneziane, deve essere mirato a qualificare sempre più e meglio l'offerta artistica e culturale, rafforzandone i contenuti, la visibilità, la comunicazione internazionale, la capacità di accoglienza e di servizi collaterali.Questo impegno oggi si fa sempre più difficile di fronte alla congiuntura economica nazionale, che per la cultura fa presagire (quando già non annuncia addirittura) scenari preoccupanti. Ancora di più, quindi, l'impegno delle istituzioni e delle forze economiche e culturali di una Città o di un territorio deve saper orientare le proprie energie a sostegno del mantenimento di alti livelli di proposta e di gestione del sistema culturale attuale, garantendo innanzitutto alle forze che lo animano e lo caratterizzano di non dover rinunciare a importanti momenti dei loro progetti e della loro offerta. Prima di immaginare ulteriori ampliamenti, occorre essere certi che l'edificio su cui basiamo le nostre attese sia solido ed efficiente, e in questa particolare fase storica, crediamo che questo sia il compito delle istituzioni veneziane, a partire proprio da quelle che presiediamo, la cui collaborazione concreta non si manifesta solo nella firma congiunta di una risposta stampa, ma sarà verificata molto presto con l'annuncio di azioni comuni nell'interesse della Città di Venezia».