L'ultimo «caso» è l'obelisco in piazza del Popolo. Invisibile. Fasciato da teloni con finti geroglifici e - ovviamente - pubblicità. Un caso che suscita nuove polemiche, compresi gli strali del professor Adriano La Regina. E nonostante le regole fissate, antiche e adesso anche nuove. Perché «coni il Campidoglio - spiega il sovrintendente regionale Luciano Marchetti - abbiamo raggiunto un accordo preciso su due punti. Primo: non più di un edificio "incartato" nella stessa zona o nella stessa piazza. Secondo: dove è stato constatato che gli operai non sono al lavoro da più di una settimana, decade la concessione». Con quali controlli? «Per i nostri monumenti -risponde Luciano Marchetti - i controlli li esegue la stessa sovrintendenza. Per gli edifici della città, pubblici o privati, i cotrolli li fa il Comune. Così non dovrebbe più accadere, come più volte è stato lamentato e denunciato, che vi sono le impalcature, la pubblicità, e poi non vi sono i restauri». Niente più cantieri eterni, dunque, per giustificare pingui introiti, ma ponteggi coperti solo per i tempi strettamente necessari ai lavori. Su un terzo punto, invece, l'intesa non è stata ancora raggiunta. Riguarda, però, un criterio unicamente estetico: quello del trompe l'oeil, la finta facciata del palazzo, che copre la parte di impalcature dove non appare il messaggio pubblicitario. «Su questa questione non abbiamo ancora trovato un accordo e ci sono molti dubbi - spiega Luciano Marchetti - Perché per il Campidoglio riportare la "finta facciata" nella parte di impalcature lasciata libera dalla pubblicità, va bene. Mentre, al contrario, ritengo che molte volte questi trompe l'oeil siano peggio del telo lasciato bianco o grigio». Allora? «Allora - risponde Luciano Marchetti - il vero problema è fare in modo che queste finte finestre, porte o quant'altro siano fatti bene, perchè a volte sono veramente terribili». Ma la pubblicità su edifici e perfino monumenti, come da oltre un anno e mezzo troneggia in cima alla scalinata di Trinità de' Monti, è un «male necessario» per il sovrintendente regionale ai Beni ambientali e architettonici: «Diciamo che è come una vaccinazione - spiega Marchetti - si inietta una dose di virus per evitare danni peggiori in futuro». Ma la possibilità di eseguire restauri senza necessariamente ricorrere ai fondi di imprese pubblicitarie? «Purtroppo questi fondi sono necessari. E pur comprendendo tutte le perplessità, comprese quelle che Adriano La Regina ha espresso più volte -aggiunge - per il quale una città non si deve presentare a turisti e cittadini con i monumenti "fasciati", io ritengo che non si debba presentare neppure con i monumenti "distrutti". La vera soluzione è quella di far rispettare queste regole». Rispetto invocato solo due mesi fa anche dal sindaco Walter Veltroni che con una lettera inviata ai tre sovrintendenti, ha auspicato una decisa attenzione. «So bene che i proventi delle pubblicità - ha scritto Veltroni - rappresentano una preziosa, insostituibile e purtroppo spesso unica fonte di finanziamenti per la conservazione del patrimonio artistico. So bene, però, che è necessario dispiegare il massimo di attenzione».
Sponsor e monumenti: norme più severe
Il Campidoglio ha raggiunto un accordo con i sovrintendenti regionali per la gestione dei monumenti di Roma. Il punto di partenza è che non ci saranno più cantieri eterni per giustificare introiti pingui, ma solo ponteggi coperti per i tempi strettamente necessari ai lavori. I sovrintendenti regionali hanno anche espresso preoccupazioni sulla pubblicità sulle facciate dei monumenti, che considerano un male necessario per il futuro. Il sindaco Walter Veltroni ha auspicato una decisa attenzione su questo punto. L'accordo riguarda anche il criterio estetico della "finta facciata" dei palazzi, che copre la parte di impalcature dove non appare il messaggio pubblicitario. Non è stato raggiunto un accordo su questo punto.
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